REGGIO EMILIA – Insulti razzisti rivolti da un’avversaria a una calciatrice 14enne, due arbitri picchiati, pugni in tribuna a un giovane tifoso. Nelle ultime settimane, lo sport reggiano ha fatto parlare di sé per gravi episodi di cronaca. Per fortuna, però, ci sono imprese che riconciliano con i valori dello sport, e in questo caso non per straordinari successi come quello di Zaynab Dosso ai mondiali di atletica, ma perché esaltano il ruolo sociale della pratica sportiva.
E’ il caso della Polisportiva Zelig – Reggiana Integration impegnata con buoni risultati nel campionato Amatori Uisp. Un’esperienza nata nel 1990 sull’onda delle prime grandi migrazioni, da un gruppo di amici legati al mondo Arci e del volontariato reggiano, per promuovere un approccio allo sport meno esasperato e più orientato al divertimento e alla socialità. Un nome, ispirato all’omonimo film di di Woody Allen, il cui volto compare oggi nello stemma della squadra, diventato sinonimo di incontro, accoglienza e integrazione. “Una piccola Onu”, dove si incontrano italiani, migranti, rifugiati e richiedenti asilo, con la comune passione per il calcio.
Adesso la Polisportiva Zelig veste anche granata con il progetto Reggiana Integration, che ha portato la squadra della Biasola, che oggi ha in gestione l’impianto di San Rigo, alle finali nazionali del campionato per squadre di richiedenti asilo organizzato dalla Lega Pro.
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