REGGIO EMILIA – Rette azzerate o ridotte a oltre 700 famiglie e 51 nuovi posti negli asili nido. I comuni reggiani ampliano l’offerta educativa rivolta ai bambini della fascia 0-3 anni grazie agli oltre 4 milioni di contributo regionale. A fare la parte del leone sono il Comune di Reggio Emilia, a cui va un contributo superiore al milione di euro e l’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano, che intercetta 830mila euro, perché la Regione ha voluto porre massima attenzione al sostegno alla genitorialità nei territori montani. “Tredici milioni sono destinati proprio a quei comuni, tre mila posti sono proprio nella montagna e nelle aree interne per dare il segnale che la Regione sostiene la permanenza delle famiglie e la natalità anche in quei luoghi – ha detto l’Assessore Regionale alla Montagna Davide Baruffi -. I risultati ci stanno dando ragione: nonostante combattiamo contro politiche nazionali che vanno esattamente nella direzione opposta, stiamo portando a casa risultati che considero assolutamente qualificanti”.
Tra gli altri comuni, spiccano i contributi ricevuti da Scandiano, Casalgrande, Correggio, Rubiera e Guastalla. Tutti sopra i 100mila euro. Il piano locale fa parte di una manovra regionale complessiva da oltre 37 milioni. Misure che hanno consentito all’Emilia-Romagna di arrivare ad avere 38mila bambini iscritti al nido, il 45,9% del totale, superando così in anticipo il target del 45% fissato dall’Unione Europea per il 2030.
“Quello che veramente conta è che i bambini e le bambine che frequentano il nido sono messi veramente nelle condizioni di sviluppare competenze e autonomia – dice l’Assessora all’Istruzione della Regione Emilia Romagna Isabella Conti -. Soprattutto possono imparare per tempo la lingua italiana, camminare, mangiare, dormire insieme agli altri. Questo diventa un ascensore sociale potentissimo, forse l’unico vero ascensore che è rimasto nella nostra Repubblica e Democrazia. E permette ai bambini di arrivare tutti perfettamente pari ai blocchi di partenza quando dovranno frequentare la scuola dell’obbligo, quando avranno sei anni”.
Degli oltre 37 milioni stanziati, poco meno di 30, sono stati destinati all’abbattimento delle rette, garantendo la gratuità per le famiglie con Isee fino a 40mila euro residenti in Appennino e nelle aree interne e una riduzione significativa ai nuclei con Isee fino a 26mila euro negli altri comuni. Gli oltre 7 milioni rimanenti servono all’attivazione di 924 nuovi posti per potenziare una rete che oggi in Emilia Romagna conta su 1.291 nidi (pubblici, convenzionati e privati) con un tasso di saturazione dell’88,4%.
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