REGGIO EMILIA – Per Alberto Piovani è uno “scimunito”, per Benni Musso un “parassita”, per Daniela Ferrara un “bugiardo”, per Damiano Casadio deve essere sottoposto a un Tso. Chi è il bersaglio di tanto disprezzo? E’ Francesco Maria Caruso, già presidente dei Tribunali di Reggio e Bologna, sottoposto a un tiro incrociato per il suo impegno per il No al referendum sulla riforma della magistratura del 22 e 23 marzo. Il servizio di TG Reggio su un incontro che si è svolto sabato a Rubiera ha scatenato sulla pagina facebook di Reggionline un’ottantina di commenti.
Caruso è stato presidente del collegio giudicante del più grande processo contro la criminalità organizzata al Nord, il processo Aemilia. A Ferrara ha presieduto il processo per la morte di Federico Aldrovandi, a Bologna quello sui mandanti della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Ma su facebook Andrea Neviani e Carlo Catanossi chiedono “Caruso chi?”, “Chi era costui?”. “Caruso il tenore?”, gli fa eco con sarcasmo Alberto Galaverni. La risposta che spiega tutto arriva da Alessandro Violi: “E’ uno della casta, cosa vi aspettate che faccia?”.
Caruso fa campagna per il No perché “ha paura di perdere potere”, scrivono Tiziano Bassi e Giuseppe Virelli. “Cosa non si fa per un posticino”, commenta Alfredo Stocchi. Spiega Giorgio Cremini: “Ma lo avete guardato bene in faccia questo qui? E’ palese che gli trema il culo perché perdono la poltrona”. In realtà il giudice Caruso ha 73 anni ed è in pensione da quattro. E da pensionato ha scritto le motivazioni della sentenza sulla strage di Bologna. Ma a chi lo insulta non importa. “Sparite, siete il male del paese”, scrive Loris Badini. “Vogliamo togliere la gestione della giustizia dalle mani di questi dipendenti pubblici infeedeli”, spiega Johnny Folagra. “Avete finito di rubare”, aggiunge Idelmino Bellani. Corrado Best invece sintetizza così la sua idea della magistratura: “Piena di toghe rosse che liberano pedofili, criminali e spacciatori”. Cosa aggiungere?
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