REGGIO EMILIA – La scintilla dell’accendino che Giovanni Falcone gli regalò a Roma pochi giorni prima di quel tragico 23 maggio del 1993, quando a Capaci trovò la morte insieme alla moglie e agli uomini della scorta, vittima dell’attentato esplosivo voluto ed eseguito dalla mafia stragista.
Una scintilla che è tornata ad accendersi al Teatro Valli e nel cuore dei giovani reggiani che hanno partecipato al gran finale del Progetto Legalità, promosso dalla Fondazione Scintille di Futuro e realizzato con il sostegno di Emil Banca.
Protagonista dell’incontro con gli studenti del Liceo Chierici, dell’Amedeo d’Aosta e del Convitto Corso di Correggio, Pietro Grasso. L’ex Magistrato ha risposto dal palco alle domande dei ragazzi, con l’obiettivo di avvicinare le nuove generazioni ai temi della legalità, della cittadinanza attiva e della memoria civile attraverso il racconto delle figure di Falcone e Borsellino. Un incontro che ha colpito nel segno.
“Tante domande tutte pertinenti e ricche di curiosità e richieste di approfondimenti: sono stati anche preparati benissimo dagli insegnanti e penso di essere riuscito a lasciare una traccia che rimarrà di questa giornata” ha detto Grasso.
L’ex presidente del Senato ha ricordato gli anni più duri della lotta alla Mafia ma ha anche ribadito che non si può abbassare la guardia perché, soprattutto al nord, la criminalità organizzata è riuscita a cambiare pelle, abbassando le armi ma diventando protagonista della vita economica.
Ha infatti concluso il magistrato: “La mafia al nord c’è da tanto tempo, oggi si è resa invisibile con una mafia degli affari che cerca di entrare e diffondere il proprio sistema illegale anche nelle società più ricche. Dobbiamo creare una coscienza collettiva che possa reagire a questi fenomeni. Stiamo lavorando e penso ci sia un miglioramento sotto questo profilo”.











