REGGIO EMILIA – Il Governo vara un nuovo pacchetto sicurezza, una serie di norme, cioè, che dovrebbero rendere più sicure le nostre città. Potrebbe essere utile, in questi frangenti, chiedersi quali risultati abbia prodotto il precedente pacchetto sicurezza, quello varato nell’aprile 2025. All’epoca quel decreto legge fu invocato dai partiti di maggioranza come una necessità e presentato come una risposta a comportamenti inaccettabili, che minano l’ordine pubblico.
Undici nuovi reati sono stati introdotti, per altri 11 già previsti dal codice sono state inasprite le pene: cosa hanno prodotto in concreto queste norme nel nostro territorio? Difficile dirlo. A fine anno le forze dell’ordine redigono e rendono pubblico un accurato resoconto della loro attività. Nel 2025 i Carabinieri hanno denunciato quasi 3.200 persone, la Polizia circa 1.200. Scorrendo i minuziosi bilanci dell’Arma e della Questura, delle fattispecie penali introdotte dall’ultimo decreto sicurezza non si trova traccia, neppure in una nota a pie’ di pagina. L’unica conseguenza certa del pacchetto sicurezza dell’aprile 2025 è la denuncia di una ventina di persone che, il 22 settembre scorso, in occasione di una grande manifestazione contro i bombardamenti israeliani su Gaza, si staccarono dal corteo e occuparono per circa mezz’ora i binari della stazione di piazzale Marconi.
Quando il primo decreto sicurezza fu approvato, l’Associazione Italiana dei Professori di Diritto Penale commentò sconsolata che il provvedimento operava “in funzione essenzialmente simbolico-comunicativa, senza che ciò significhi assicurare strumenti dotati di maggior efficacia nella tutela della sicurezza individuale e collettiva”. Il rischio è quello di fare cose inutili, anche se si sa che non servono, pur di dare ai cittadini l’idea che si sta facendo qualcosa. E se nulla cambia, la colpa è di altri, preferibilmente magistrati e sindaci.
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