REGGIO EMILIA – Rimangono in carcere i due cugini di Saman Abbas, condannati all’ergastolo dalla Corte di assise di appello di Bologna, il 18 aprile scorso, per l’omicidio della 18enne a Novellara. Si tratta del 38enne Noman Ul Haq e del 33enne Ikram Ijaz. La Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dai loro avvocati contro la decisione del tribunale del Riesame di Bologna che aveva per prima detto “no” alla richiesta dei domiciliari per i due cittadini pakistani.
Noman Ul Haq e Ikram Ijaz si trovano in carcere dall’8 maggio 2025, ospiti del penitenziario della Pulce dove erano stati condotti in seguito alla sentenza di appello pronunciata venti giorni prima, quando era stato ribaltato il verdetto di primo grado che aveva assolto i due imputati, nel dicembre del 2023, con l’immediata scarcerazione.
In secondo grado arrivò per loro l’ergastolo, confermato anche per i genitori della ragazza, Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, mentre era stata aumentata da 14 a 22 anni la pena per lo zio Danish Hasnain. Secondo la Cassazione, esiste il rischio concreto della fuga in vista del sentenza di terzo grado che potrebbe confermare l’ergastolo. Sempre secondo la Suprema Corte, è corretta la valutazione del Riesame che ha considerato inesistenti gli elementi da cui desumere un’attenuazione del giudizio di pericolosità.
Gli avvocati dei due ricorrenti avevano invece sottolineato la condotta regolare, priva di violazioni penali da parte dei loro assistiti. I giudici hanno tuttavia ravvisato la permanenza di delle logiche che hanno determinato l’assassinio di cui sono accusati. Esiste, è il parere della Cassazione, il pericolo di reiterazione del reato, “che è stato determinato da un retaggio culturale valutato come motivo abietto o futile”. Un retroterra che i due cugini della vittima non si sono lasciati alle spalle dato che sono assenti, da parte loro, comportamenti o dichiarazioni che lo dimostrino. Per questo motivo esiste la possibilità di “reiterazione della condotta di reato in danno di altri familiari, specialmente di sesso femminile, al verificarsi di situazioni di mancato rispetto delle predette regole”.
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