REGGIO EMILIA – “Gli volevo bene come a un fratello”. Ha detto così, in aula, Elico Fantuzzi. Una dichiarazione spontanea da parte dell’indagato, comparso per l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Andrea Rat. Il 76enne si è avvalso invece della facoltà di non rispondere alle domande, assistito dall’avvocato Marco Pinotti. Nulla ha proferito poi nel merito dell’accusa: quella di aver ucciso il cugino 74enne Alfredo Tamagnini, di cui era il tutore da quasi vent’anni e coerede assieme ad altre due persone. Un omicidio premeditato, secondo la pm Maria Rita Pantani, e aggravato dal ruolo che Fantuzzi aveva e dalle condizioni della vittima. Tamagnini, ospite dell’Rsa i Tulipani di Massenzatico, era affetto da schizofrenia e disfagia: aveva, cioè, grandi difficoltà di deglutizione, la sua dieta era composta da cibi liquidi o semi liquidi. Eppure, secondo le indagini, il 27 giugno scorso Fantuzzi, durante una visita mattutina nell’area comune della struttura, gli mise davanti un bombolone alla crema, approfittando della sua nota golosità. Non solo: avrebbe agito in modo da distrarre gli operatori dell’Rsa, mostrando loro un rasoio che aveva portato per il parente.
Nell’ordinanza si parla di uno spazio cieco di 39 metri: di tanto l’indagato avrebbe fatto in modo che il personale si spostasse fisicamente dalla visuale del cugino. Fu lui stesso poi a lanciare l’allarme alle 11.30, dicendo che il parente non stava bene e che per aiutarlo gli aveva dato della Fanta, azione che, per l’accusa, ha ritardato i soccorsi. Tamagnini morì. Durante l’intervento dei sanitari espulse pezzi di dolce “grandi come noci”, sui suoi vestiti ce n’era ancora traccia. “E’ morto mio cugino per soffocamento, gli ho dato una pasta e lui si è ingozzato”, dice lo stesso Fantuzzi, intercettato. Sapeva bene, l’indagato, del fatto che il cugino non potesse ingerire cibi solidi? Il sostituto procuratore non ha dubbi: la risposta è sì. Le dichiarazioni del personale lo confermerebbero. L’11 maggio scorso, essendo appunto tutore, avrebbe sottoscritto il piano assistenziale di Tamagnini. Gli era stato specificato – lo dicono le dichiarazioni raccolte dagli inquirenti – che se avesse voluto portare dolci avrebbe dovuto somministrare al cugino solo la crema. Sapeva, inoltre, del protocollo aziendale, che impone di avvertire il personale e di mostrare lo scontrino di cibi portati dall’esterno della struttura.
Ci sarebbero anche dei precedenti, per l’accusa: mesi prima Fantuzzi era stato fermato da un’operatrice con un vassoio di dolci in mano, in quel caso aveva detto che erano per il personale. In un altro caso, sarebbe stato sorpreso mentre mostrava al cugino una scatola di meringhe di cui non aveva parlato ai sanitari. Ed è la stessa moglie dell’indagato, intercettata, a dire: “Avevi l’abitudine di portare i bomboloni, per sviare i sospetti”.
Aggiornamento ore 18
Fantuzzi resta agli arresti domiciliari. Il Gip ha respinto la richiesta di una misura cautelare meno afflittiva.
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