CORREGGIO (Reggio Emilia) – Ancora nessuna risposta, dopo 13 anni. Gli inquirenti erano sicuri di aver svoltato nelle indagini sull’omicidio di Aldo Silingardi, ma il giudice Luca Ramponi ha assolto Said Saraa per “non aver commesso il fatto”. Il caso irrisolto è quello dell’assassinio del 78enne avvenuto il 9 luglio 2012 a Lemizzone di Correggio. L’uomo era stato trovato senza vita due ore dopo i fatti: era stato percosso a morte anche con alcuni arredi della cucina, addirittura con le gambe spezzate del tavolo. Proprio lì, subito, era stata trovata un’impronta, che negli scorsi mesi era stata finalmente abbinata grazie alle nuove tecnologie: gli investigatori erano arrivati al 37enne di origine marocchina all’epoca vicino di casa di Silingardi. L’accusa è che, entrato in casa per rubare e vistosi scoperto, abbia aggredito il 78enne. La pm Maria Rita Pantani aveva chiesto per lui, che si trova in una comunità terapeutica, 30 anni di reclusione e l’espulsione a pena espiata, ma la sentenza di primo grado è stata opposta.
“E’ stato assolto per non aver commesso il fatto, con formula dubitativa non considerando sufficienti gli elementi per giungere alla condanna oltre ogni ragionevole dubbio”, spiega l’avvocato difensore di Saraa, Emilio Stagnini.
Comprensibile la soddisfazione della difesa e comprensibile la poca voglia di parlare delle parti civili, i famigliari di Silingardi. “Aspettiamo le motivazioni della sentenza, che arriveranno tra trenta giorni. Siamo un po’ sorpresi”, chiosa l’avvocato Simona Magnani, che rappresenta Leo Silingardi.
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