CORREGGIO (Reggio Emilia) – La difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Emilio Stagnini, ha chiesto il rito abbreviato. Una strada che permette di rinunciare al dibattimento per ottenere un processo più rapido e una riduzione di un terzo della pena in caso di condanna. Il giudice Luca Ramponi si esprimerà nella prossima udienza fissata il 2 febbraio.
Il caso é quello dell’omicidio di Lemizzone di Correggio avvenuto nel luglio 2012: la vittima, Aldo Silingardi, 78 anni, fu trovata riverso a terra e con il cranio fracassato nella sua abitazione. Un giallo, un caso irrisolto almeno fino a qualche mese fa: perché a inizio ottobre le indagini coordinate dal sostituto procuratore Maria Rita Pantani e condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri reggiani, grazie ad una serie di rilievi scientifici, hanno consentito di individuare il presunto autore: un 37enne di origini marocchine, ex vicino di casa dell’anziano ucciso. Una rapina finita male sfociata nel sangue.
L’imputato non era in aula, al momento si trova in una comunità terapeutica nel reggiano visti i suoi problemi di dipendenza.
Al termine dell’udienza abbiamo incontrato gli avvocati di parte civile che assistono i famigliari di Silingardi, nello specifico il fratello Leo e il nipote Nicola, e che hanno riferito del loro stato di prostrazione per una vicenda così lunga e sconvolgente: “Sono tutti molto provati sia per il fatto in sé che per le indagini che ne sono seguite nel corso degli anni”, dichiarano le legali Simona Magnani e Federica Ghesini.
A ricondurre all’identità del 37enne erano state analisi eseguite con nuove tecniche da parte dei Ris di Parma su una impronta palmare parziale, scoperta subito.
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