REGGIO EMILIA – Partiamo da due concetti base e sui quali non si discute: chi sceglie di non vaccinarsi ha tutto il diritto di farlo, chi protesta perché non è d’accordo con le decisioni del governo sull’utilizzo del Green Pass ha tutto il diritto di farlo.
E forse è proprio “diritto”, assieme a “libertà”, una delle parole chiave. E’ diritto ed è libertà di chi ha scelto di vaccinarsi di sentirsi al sicuro in luoghi pubblici; è diritto ed è libertà anche di ristoratori, promotori di concerti, titolari di piscine, direttori di teatri, di organizzare eventi e di tenere aperte le proprie attività. Poi c’è un’altra parola chiave, ed è “scelta”: la decisione di non vaccinarsi – legittima, ripetiamo – porta con sé delle conseguenze. Scelgo di non vaccinarmi, sono consapevole che non mi sarà consentito mettere a rischio, con la mia scelta libera, la libertà e la salute degli altri. Non è un’imposizione, si chiama tutela collettiva.
Tutto questo nel merito. Detto ciò, aggiungiamo che i 700 che ieri erano in piazza a Reggio Emilia contro il green pass sono tanti, ma non dimentichiamo che sempre ieri più di 5mila reggiani si sono vaccinati. E altrettanti venerdì, giovedì e così via. Poi, c’è la forma. Accostare il Green Pass al nazismo, associare le regole sulla sicurezza sanitaria alla politica di Hitler, è indecente e offensivo. Nessuno che avesse letto anche solo un capitolo della storia delle atrocità di quel periodo si permetterebbe di fare simili paragoni. Il 25 luglio del ’43, 78 anni fa, gli assembramenti li si faceva per festeggiare la caduta di Mussolini.
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