REGGIO EMILIA – Non una semplice infiammazione bensì una grave e rara malattia genetica oculare, che i medici del Santa Maria Nuova sono riusciti a diagnosticare ponendo fine al calvario della paziente. La donna di 52 anni originaria dell’Albania, si è rivolta all’Arcispedale cittadino nell’autunno scorso dopo anni di visite e di esami, di problemi molto seri di salute per lei e per i suoi familiari. Si è presentata con l’ipotesi di una uveite, ma i professionisti della Struttura di Immunologia Oculare hanno intuito fin da subito che ci potesse essere altro. Un prelievo eseguito dal direttore dell’oculistica Marco Vecchi ha confermato la diagnosi di amiloidosi: una malattia ereditaria dovuta al deposito patologico di proteine su tutti gli organi del corpo, progressivamente compromessi.
“Questa forma di amiloidosi genetica presuppone che partano a tappeto delle indagini, anche per i familiari – spiega il dottor Luca De Simone – Da questo momento in poi non esistono terapie risolutive al 100% ed è necessario predisporre delle terapie sperimentali”.
Negli ultimi trent’anni, infatti, diversi parenti erano stati colpiti da gravi patologie mai chiarite. Anche alcuni decessi potrebbero essere riconducibili alla malattia. “A Reggio Emilia c’è una sorta di filo conduttore che rappresenta un valore aggiunto rispetto ad altre realtà, che è la collaborazione tra tutti i professionisti per aiutare il paziente – il commento di Luca Cimino, direttore di Immunologia Oculare – La collaborazione interdisciplinare ci permette di affrontare tante patologie molto invalidanti, anche per la qualità della vita”.










