REGGIO EMILIA – La parte del centro storico di Reggio dove si tocca con mano maggiormente la crisi che sta attraversando il commercio di vicinato è quella di via Emilia Santo Stefano che va dall’obelisco a piazza del Monte.
I negozi sfitti si susseguono, in un’inesorabile sequela di vetrine vuote e cartelli “affittassi” o “vendesi”. In 10 anni Reggio città ha perso quasi 170 negozi, l’11% delle imprese di commercio al dettaglio attive, in un quadro nazionale altrettanto desolante. La situazione era simile alcuni anni fa e persiste. Se ci si allontana dal centro però il costo degli affitti cala e il numero dei negozi sfitti anche.
Ora in questa parte di via Emilia Santo Stefano ci sono negozi chiusi da tempo ma anche nuove realtà e negozi storici che resistono, anche al cambiamento delle abitudini dei consumatori.
Continuano a lavorare alcune piccole librerie, a fronte di altre storiche che chiudono: l’ultima in ordine di tempo la libreria universitaria Ariosto all’isolato San Rocco.
In generale resistono i negozi di telefonia e aprono quelli di nuove compagnie. Tanti i barber shop e i negozi di parrucchiere. Spuntano come funghi poi gli sportelli per i clienti delle aziende che forniscono energia elettrica, acqua o gas.
In vicolo Trivelli, zona simbolo del commercio in centro, chiudono negozi e apre un punto Iren. Nel complesso in una normale mattinata d’inverno il centro di Reggio non appare però vuoto e triste ma abbastanza dinamico. “La situazione peggiora – ci dicono alcuni gestori di locali – proprio quando le saracinesche si abbassano”. A dimostrare l’effettivo ruolo sociale dei negozi di vicinato.
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