TOANO (Reggio Emilia) – Volge al termine una campagna di scavi archeologici nel comune dell’appennino reggiano. Ricerche che per oltre tre settimane hanno interessato la pieve di Santa Maria in Castello.
L’edificio un tempo era il cuore di una fortificazione. E prima dell’anno mille la recinzione era fatta da pali in legno. A quell’epoca risale la necropoli riportata alla luce in una zona a sud della pieve di Toano. Tra queste tombe, scavate nella roccia, è a caccia di reperti un’equipe di archeologi che punta soprattutto a mettere in luce il ruolo di crocevia esercitato dalla zona ai tempi di Matilde di Canossa, fase alla quale sono stato ricondotte le vestigia del castello che qui sorgeva.
Una fortezza che subì un profondo cambiamento dopo il 1300, in età comunale, quando il governo locale intervenne cambiandone la topografia. Storie riaffiorate a partire dal 2017, da quando cioè sono partite diverse campagne di scavi, prima con l’università di Bologna ora con l’ateneo di Verona che si prepara a collaborare con altri territori limitrofi intenzionati a indagare sulle proprie origini. “Perché questo tipo di esperienza possa essere portato in altri territori”, le parole di Angelo Dall’Asta, direttore dell’ufficio Beni culturali della diocesi di Reggio e Guastalla.
Proprio alla diocesi locale si è così unita, nel progetto, quella di Modena. E modenesi sono i comuni di Frassinoro e Prignano sulla Secchia che faranno rete con Toano ma anche con Castellarano. Il tutto in sinergia, poi, col parco dell’Appennino tosco-emiliano. Un ruolo nell’avvio delle ricerche nel sito della pieve di Santa Maria in Castello lo ha giocato l’associazione culturale L’Antica Fabriceria, promuovendo una iniziativa di valorizzazione nella quale ha creduto l’amministrazione comunale.
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