REGGIO EMILIA – Raccontare la ‘ndrangheta che ha messo le radici a Reggio e in Emilia e chi l’ha combattuta; seguire le mosse dei capicosca Nicolino Sarcone, Alfonso Diletto e dei loro uomini e ascoltare la testimonianza di coloro che, come il magistrato Marco Mescolini e l’ex prefetto Antonella De Miro, hanno rappresentato lo Stato nella battaglia contro la criminalità organizzata. Per i registi Claudio Canepari e Giuseppe Ghinami, al lavoro per la realizzazione di un docufilm sull’inchiesta Aemilia, la sfida più difficile sarà quella di riuscire a condensare in due ore l’immensa mole di materiale fornito dall’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Bologna. La formula è simile a quella già sperimentata con successo dai due autori nel 2017 con “I mille giorni di Mafia Capitale”.
Nelle settimane scorse, Canepari e Ghinami erano in città per realizzare riprese all’esterno e all’interno della sede di Telereggio. Gli ingredienti principali del documentario, prodotto dalla società Fidelio per Rai Fiction, sono essenzialmente tre: i materiali agli atti dell’inchiesta Aemilia, comprese le intercettazioni, le interviste ai protagonisti e la ricostruzione di episodi e situazioni, con l’utilizzo di attori. Gli autori hanno anche attinto all’archivio video di Telereggio, che custodisce immagini relative a 40 anni di storia della ‘ndrangheta, dall’arrivo nel 1982 del boss Antonio Dragone in soggiorno obbligato a Montecavolo in poi.
La sceneggiatura del documentario è pronta. Vi hanno lavorato due giornalisti di provata competenza nella materia: Paolo Bonacini, ex direttore di Telereggio, autore del libro “Le cento storie di Aemilia”, e il modenese Giovanni Tizian, caposervizio del Domani. Ora è cominciata la fase della realizzazione delle riprese. Il montaggio dovrebbe essere completato nel febbraio dell’anno prossimo. Il docufilm ha ottenuto anche il sostegno della Emilia-Romagna Film Commission.
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