REGGIO EMILIA – Ezio Gavazzeni é uno degli scrittori del momento. Il suo libro “I cecchini del weekend” uscito da pochi giorni sta riscuotendo grandi attenzioni e le sue ricerche hanno portato lo scorso autunno all’apertura di una inchiesta da parte della Procura di Milano. Nel caso dei cosiddetti “safari umani”, ossia dei facoltosi appassionati di armi e caccia che negli anni 90 andavano a Sarajevo tra le milizie serbe a sparare a civili inermi, ci sarebbe una sorta di “snodo emiliano” dato che una parte di questi viaggi clandestini sarebbero partiti dall’aeroporto di Parma.
“Ci sono le testimonianze di due persone che non si conoscono che non si sono mai frequentate e nemmeno incrociate e che riferiscono di piccoli velivoli che in quegli anni partivano o il venerdì pomeriggio o il sabato mattina dall’aeroporto di Parma e diretti o Trieste oppure in Ungheria, Romania e anche in Albania per poi raggiungere successivamente Sarajevo”, sottolinea Gavazzeni.
Le testimonianze tirano in ballo la Parmatour, la società turistica del gruppo Parmalat, travolta essa stessa dal crac: “In particolare una delle due. Ho provato a indagare, ma finora ho trovato un muro di omertà” (Parmatour come riferito nel nostro servizio del 27 marzo ,secondo queste ricostruzioni sarebbe coinvolta nell’organizzazione dei viaggi dei ‘cecchini del weekend, ndr).
Per i magistrati milanesi che stanno indagando su questa vicenda la difficoltà maggiore consiste nel reperire prove, ammette Gavazzeni: “Da quello che sappiamo i cacciatori non potevano portare macchine fotografiche e nemmeno taccuini”.
L’indagine potrebbe avere a breve una accelerazione in base ai riscontri dei servizi segreti che potrebbero aggiungere altri profili, oltre a quelli delle tre persone attualmente indagate: “Il Sismi ha riconosciuto cinque persone, per cui i nomi iniziano a esser otto“.
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