REGGIO EMILIA – Il mondo della fotografia piange Franco Fontana. E’ morto ieri a 92 anni sottraendo un po’ di colore alla sua Modena. Già, il colore, quella capacità di possederlo e rimandarcelo attraverso i suoi scatti che negli anni ’70 lo ha trasformato in una star internazionale. Un cammino parallelo con Luigi Ghirri. Anzi fu proprio Punto e virgola, la casa editrice di Ghirri a pubblicare nel 1978 Skyline, il primo, dirompente libro di Franco Fontana. Il grande fotografo reggiano riconobbe nell’amico-collega la capacità unica di astrarre la realtà attraverso il colore saturo.
Diversi nello stile, ma uniti da una missione comune: riscrivere la grammatica del paesaggio italiano attraverso la macchina fotografica. Entrambi rifiutavano il reportage classico, la cronaca pura. Volevano pensare con le immagini. Oggi, guardando l’orizzonte della via Emilia, è impossibile non vederlo attraverso i loro occhi. Il legame di Fontana con Reggio non è legato solo a Ghirri e alle sue presenze a Fotografia Europa, ma soprattutto all‘esposizione del 2002 a Palazzo Magnani “Route 66”, in cui Fontana presentò per la prima volta in assoluto 150 immagini inedite scattate con la sua reflex l’anno prima lungo le 2.248 miglia della leggendaria strada americana, da Chicago a Los Angeles. La mostra evidenziò il suo inconfondibile stile geometrico applicato ai paesaggi e alle stazioni di servizio della provincia statunitense tra insegne pubblicitarie, case, villaggi, reperti di “archeologia stradale”, fantasma di cui la natura si stava riappropriando.
Cordoglio e vicinanza alla famiglia e agli affetti è stato espresso a nome della Fondazione Ghirri dalle figlie di Luigi, Adele e Ilaria: “Fontana con nostro padre condivise parte del cammino professionale e umano. Spetta a noi oggi saper raccogliere l’eredità di questi sguardi e trasmetterla alle generazioni future”.
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