REGGIO EMILIA – E’ morto ieri a 84 anni Mario Caldarini, già dirigente per trent’anni del Comune di Reggio nel settore organizzazione e personale, tecnico stimato anche a livello nazionale, giudice tributario. Laureato in scienze politiche a Bologna, è stato un uomo delle istituzioni, con un profondo senso dello Stato. Per chi volesse dargli un ultimo saluto, il funerale si terrà domani, sabato 22 giugno, alle ore 11 con partenza dalla camera ardente di Coviolo. Caldarini lascia l’amata moglie Brunella, i figli Valeria e Francesco, i nipoti Luca, Giovanni Blu, Lucia e Valentino, il nipote Piernicola e una famiglia numerosa ora unita nel dolore.
“Era un uomo onesto, come amava definirsi lui e come effettivamente era, in modo vero e profondo. Un uomo di straordinaria integrità nella vita e nel lavoro”, ricorda la famiglia. Lungo e ricco di soddisfazioni il suo percorso professionale. Caldarini è stato uno dei maggiori esperti nazionali di organizzazione e personale degli enti pubblici locali. “Ha sempre vissuto il lavoro con grandissimo senso di responsabilità, il primo ad arrivare in ufficio e l’ultimo ad andare a casa, ogni giorno, non approfittando mai dei suoi privilegi, uomo di straordinaria serietà ed integrità ma anche dirigente con una visione ampia ed innovativa della pubblica amministrazione che lo ha portato ad un percorso professionale ricco di risultati e di soddisfazioni”.
Esperto di diritto amministrativo, fin dagli anni ’80 sono stati numerosi gli incarichi e le consulenze anche fuori Reggio. “Fu responsabile del Dipartimento personale e relazioni sindacali dell’Anci Nazionale – ricorda la famiglia – membro del Comitato di settore enti locali, consulente Aran come esperto in materia di contratti collettivi nazionali del comparto Regioni – AA.LL., componente e poi presidente del Comitato per il controllo strategico dell’Agenzia per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali, docente presso la Scuola Superiore della pubblica Amministrazione di Roma. Uomo di poche ma significative parole, tanto che anche nei tavoli della contrattazione nazionale riusciva spesso a trovare proprio la singola giusta parola che chiudeva la trattativa”.
E ancora: “C’era chi lo chiamava Professore, anche se professore non era, come segno di rispetto e anche forse a riconoscimento del ruolo di maestro che per molti ha avuto, ha insegnato molto a molti. Ha accompagnato il percorso ed il cambiamento nella pubblica amministrazione, come docente e consulente, girando l’Italia e mettendosi al fianco di chi lavora negli Enti pubblici, senza mai giudicare, sempre pronto a fare il suo dovere di uomo delle istituzioni al servizio dei cittadini. Era infatti un uomo delle istituzioni, con un profondo senso dello Stato, del diritto e della legalità, sostenitore della cosa pubblica, bene comune nell’interesse comune … forse un uomo d’altri tempi. La sua scomparsa ci priva di un uomo che ha recato un importante contributo alla vita delle nostre istituzioni, oltre che di un marito, un padre, un nonno, un riferimento importante per chi lo ha amato e stimato”.










