REGGIO EMILIA – “Lo scopo era proseguire le attività di un progetto noto con l’acronomo di Atmeshet, finanziato dal Comitato polare spagnolo, di durata quadriennale, che ha lo scopo di studiare la geodinamica e la vulcanologia dell’area delle Isole Shetland meridionali e della penisola Antartica”.
Eseguire misurazioni multidisciplinari in una delle aree più fragili del pianeta, da tempo considerata, proprio per questa caratteristica, un significativo laboratorio naturale. Lo hanno fatto i ricercatori a bordo della nave rompighiaccio Bio Hespérides, salpata lo scorso novembre da Cartagena, appartenente alla Marina Militare spagnola. Un’imbarcazione giunta alla sua trentesima campagna antartica.
“Questa ricerca dà risposte inerenti la deformazione crostale, la tettonica, dei movimenti dell’area dovuti ad attività di tipo sismico e ad attività di tipo vulcanologico. In un contesto più generale è legato anche alle variazioni climatiche”. Alessandro Capra, docente di Topografia e Cartografia all’Università di Modena e Reggio Emilia è responsabile dell’Osservatorio Geodetico Italiano in Antartide. Su invito dei colleghi spagnoli ha partecipato alla missione per aggiornare i dispositivi da cui dipendono le registrazioni di dati quali le vibrazioni del suolo, il livello del mare, le temperature ed altro. “La nostra spedizione prevedeva un’attività condotta dalla nave, ci muovevamo in prossimità delle zone a terra per poi spostarci coi gommoni, per installare delle stazioni multiparametriche”.
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