REGGIO EMILIA – “Abbiamo accolto due ragazzi minori stranieri non accompagnati, due ragazzi che sono arrivate nel gennaio 2023 e nel frattempo sono diventati maggiorenni”.
Rita Castagnetti, insieme al marito, da oltre 30 anni accoglie bambini e ragazzi nella sua casa, in una frazione alle porte di Reggio. Una storia simbolo di una famiglia affidataria che attraverso questo tipo di istituto ha donato e continua a donare amore e cura, vivendo emozioni intense e arricchendo la propria dimensione umana con esperienze di tanti tipi, fatte certo di difficoltà e di interrogativi, ma anche di gioia e orgoglio.
“Loro sulla rubrica telefonica mi hanno inserito come mamma e mio marito come papà, loro non hanno genitori e quindi é anche vero che gli fa piacere poter dire così”.
I due ragazzi ivoriani che Rita e il marito accolgono ormai da tre anni hanno alle spalle storie di sofferenza profonda. “Uno dei due é fuggito dalla Costa d’Avorio perché voleva studiare e là non riusciva a farlo, non aveva genitori, la scuola era doveva pagare, uno zio lo sfruttava”.
Una fiducia nel percorso dell’affido – racconta Rita – non scalfita dalle feroci polemiche emerse nel 2019 dall’inchiesta sulla Val d’Enza. “Un percorso bello, ricco perché fatto di incontri, di sorprese e di relazioni“.
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