REGGIO EMILIA – “Non è che bisogna intervenite solo su un aspetto, perché se per tre volte consecutive non ti qualifichi ai Mondiali vuol dire che ci sono tante cose da cambiare. L’auspicio mio è quello di arrivare a un reale cambiamento”.
Rimettersi in discussione, dunque, perché quello che è stato fatto negli ultimi 12 anni all’interno del movimento calcistico maschile, in Italia, è ben lungi dal valere anche solo il minimo sindacale per restare al passo coi tempi. Ne è convinta anche Milena Bertolini, che il calcio italiano lo conosce bene e anche da svariati decenni.
Prima giocatrice, negli anni pioneristici del calcio femminile nel nostro Paese, poi allenatrice e infine commissario tecnico della nazionale femminile dal 2017 al 2023. Il suo palmares vanta 6 scudetti, equamente divisi tra campo e panchina; sotto la sua gestione le azzurre hanno toccato apici mai conosciuti in precedenza, facendo letteralmente incollare agli schermi gli italiani, come in occasione dei Mondiali in Francia del 2019.
Non può che commentare positivamente, Bertolini, la scelta dell’Union Berlino, società tedesca militante in Bundesliga, di nominare la 34enne Marie Louise Eta come allenatrice della prima squadra. Si tratta della prima donna ad allenare un club nei primi cinque campionati europei. “La società ha investito su questa ragazza, perché questo è il culmine di un percorso partito dalle giovanili. Peccato che queste cose succedano sempre lontano dall’Italia…”.
Dal 2023, Bertolini attende la chiamata giusta, poiché il suo obiettivo è sempre quello di allenare. “Nel frattempo, sono nello sport a 360 gradi, sia dal punto di vista della formazione che culturale. Lo sport è la mia passione”.






