GUALTIERI (Reggio Emilia) – La Mongolia è nella vita di Massimo Zamboni da trent’anni. Da un viaggio del ’96 fatto assieme a Giovanni Lindo Ferretti. Un legame nato quasi istantaneamente, che ha ispirato l’album Tabula Rasa Elettrificata, e poi un disco solista, e poi un libro e un film.
Una storia di famiglia, visto che poi il chitarrista, cantautore e scrittore ex Cccp e Csi, in Mongolia ci è tornato con la figlia. Una storia di radici spirituali, che i bimbi mongoli portano sulla pelle con quel segno così caratteristico chiamato, appunto, la Macchia mongolica. Zamboni si prepara a creare questa atmosfera quasi onirica nella Sala dei Giganti di Palazzo Bentivoglio a Gualtieri, dove nel fine settimana del 10 e 11 ottobre e poi di nuovo il 24 e 25, con tre repliche a giornata alle 18, alle 20 e alle 22, propone un progetto immersivo tra letture, film e colonna sonora. Un’idea che si stava concretizzando nel 2020, come ha spiegato lo stesso Zamboni a Buongiorno Reggio.
La tenda come un teatro, una scenografia nella scenografia: la rinascimentale Sala dei Giganti è detta la Cappella sistina della pianura padana per la maestosità e le dimensioni: 31 per 16 per 17 metri, sulle pareti sono affrescate le 22 virtù dei Bentivoglio e le 28 tavole che raccontano la Gerusalemme liberata di Torquato Tasso.
Lo scorso gennaio la meraviglia del salone aveva incontrato l’arte di Aterballetto.
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