REGGIO EMILIA – Il filo del dialogo è stato riannodato, il percorso di confronto tra il gruppo Max Mara e le lavoratrici di Manifattura San Maurizio, che chiedono l’applicazione del contratto nazionale di lavoro, è ripartito dopo l’interruzione, nel maggio scorso, in seguito alla proclamazione di due giornate di sciopero. Una vicenda quest’estate finita alla ribalta nazionale, anche per l’intreccio con il progetto del Polo della Moda, alle ex Fiere di Mancasale, approvato dal Consiglio comunale ma poi abbandonato dalla famiglia Maramotti.
Il primo passo è stato l’incontro che si è svolto nella sede di Confindustria, convocato dalla direzione aziendale. Al tavolo la Filtcem Cgil, che ha ribadito le proprie posizioni, partendo dalla richiesta di condizioni migliori di lavoro per le operaie e una retribuzione più in linea con il loro livello di specializzazione. Una sessantina le sarte che avevano denunciato di dover lavorare a cottimo, con frequenti richiami disciplinari e riduzioni di stipendio a fronte del mancato raggiungimento di un determinato numero di capi entro un termine prestabilito.
Nel giugno scorso il viceministro del Lavoro, Maria Teresa Bellucci, aveva riferito sulla vicenda in commissione alla Camera. La rappresentante del Governo aveva spiegato che al Ministero erano giunte diverse segnalazioni dell’Ispettorato del lavoro su procedimenti a carico dell’azienda relativi all’irrogazione di sanzioni disciplinari, parlando di un “clima di sfiducia tra parte datoriale e categoria dei lavoratori che necessita senza ombra di dubbio di un intervento correttivo”.
Secondo quanto trapela, Max Mara nell’incontro non ha parlato di applicazione del contratto nazionale, ma ha comunque dato la disponibilità ad un confronto. Sono già state fissate le date dei prossimi incontri. L’obiettivo della Filctem è arrivare ad una ipotesi di accordo che poi sarà votata dall’assemblea dei lavoratori.
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