REGGIO EMILIA – “Cerchiamo di tenere botta, anche se non è semplice, soprattutto perchè l’investimento richiesto è significativo”. Figlia di genitori egiziani, arrivata a Reggio all’età di 4 anni con la madre e il fratello per raggiungere il padre saldatore, Marwa Mahmoud è cresciuta a Massenzatico. Superiori al Liceo Moro, poi studi universitari a Bologna da pendolare fino alla laurea in Lingue e letterature straniere. Da quasi due anni Marwa Mahmoud è assessora alle Politiche educative. Sul sistema dei servizi per l’infanzia, Reggio investe 34 milioni di euro all’anno, di cui 23 arrivano dal Comune. E’ ancora sostenibile questo impegno?
“Nonostante il calo demografico, la città di Reggio continua a investire sui servizi per la prima infanzia. E questa credo che sia una grande visione educativa”.
Gli episodi di cronaca che hanno per protagonisti giovani e giovanissimi sono ormai frequenti. Il Comune e i suoi operatori lavorano giorno dopo giorno su questo fronte delicato. E non c’è solo l’impegno nelle scuole. “Anche quello di intercettare i ragazzi nei loro luoghi d’incontro, lì noi riusciamo – attraverso il privato sociale e molti operatori e educatrici – a intervenire prima, a ridurre il disagio”.
Prima amministratrice musulmana nella storia di Reggio, dopo le superiori Marwa Mahmoud ha scelto di indossare un copricapo che rimanda alla sua fede. E’ consapevole che in Occidente il velo islamico suscita diffidenza e anche ostilità e ammette senza difficoltà che in alcuni contesti è un simbolo di mortificazione della donna.
“D’altro canto però c’è anche la volontà di libertà di tante donne di dire: io del mio corpo faccio quello che voglio, mi copro, mi scopro. Non si deve tornare all’idea che tutti i tipi di velo siano riconducibili a un’unica lettura”.
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