REGGIO EMILIA – I muri scrostati, le sbarre alle porte delle celle arrugginite e i pochi, scarni, arredi, impolverati e consumati dal tempo. Lo stato di abbandono rende l’ex Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Reggio, in via dei Servi, un luogo ancor più tetro e angusto di quanto non lo fosse stato in passato. Carcere per detenuti politici, sul finire dell’800 il terzo manicomio criminale d’Italia e successivamente ospedale psichiatrico giudiziario, fino al suo trasferimento negli anni ’90. I visitatori delle giornate Fai di primavera hanno potuto vedere per la prima volta dall’interno un edificio che ha rappresentato una parte significativa di storia della città. La visita suscita un forte impatto emotivo.
“E’ chiuso da oltre trent’anni e abbandonato da più di venti, nella nostra filosofia abbiamo deciso di aprire luoghi sconosciuti. Non molti sanno che era anche un convento. I visitatori possono vedere le celle, le stanze, la cucina, la biblioteca e la cappella”, spiega Nicola Tirelli Prampolini, vice capo delegazione del Fai reggiano.
A giudicare dalla lunghe file l’opportunità è stata colta da migliaia di visitatori che hanno ascoltato gli oltre 300 apprendisti ciceroni delle nove scuole coinvolte. In pieno centro il secondo luogo di Reggio aperto per le giornate Fai 2026: l’Hotel Posta e il suo Gran Salone Tirelli, importante esempio di architettura del primo Novecento. “Era la sala della ristorazione, in stilee liberty e art nuveau. Una visita che guarda anche al futuro”.
In provincia per le giornate Fai aperti al pubblico anche Palazzo Bentivoglio e il Museo Antonio Ligabue a Gualtieri. Ce ne occuperemo in un prossimo servizio.
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