REGGIO EMILIA – “Istoreco supporta da tantissimo tempo le ricerche legate alla strage di Bologna, importante toccare una parte del nostro passato raramente approfondite. A Reggio non sono nate solo le Brigate Rosse, ma era presente una componente stragista neofascista“.
E proprio su quanto avvenne a Reggio dagli anni Sessanta agli anni Ottanta Istoreco promette che lavorerà, con un apposito di lavoro aperto a tutte le istituzioni, per fare luce su rapporti, legami, coperture di cui poterono godere Paolo Bellini e chi ne appoggiò le iniziative all’interno della destra reggiana, anche eversiva, dalle origini di Avanguardia Nazionale alla stagione delle bombe.
Davanti ad almeno 150 persone che hanno gremito il centro sociale Catomes Tot per la presentazione del podcast “Lampi – 2 Agosto 1980”, che Sara Poledrelli ha dedicato alla strage di Bologna con un racconto che intreccia cronaca giudiziaria e racconti intimi di sopravvissuti e testimoni, il presidente di Istoreco Arturo Bertoldi ha raccolto la sollecitazione del vicesindaco di Reggio Lanfranco De Franco e del giornalista Giovanni Vignali, autore di due best seller dedicati alla figura dell’ex primula nera Paolo Bellini. “Persone che vivono tra noi, che sapevano o hanno coperto, è ora di fare luce su tutto questo”, ha detto Bertoldi. “Facciamolo”, l’adesione di Anpi, rappresentata da Paolo Cattabiani.
Una storia che parte ben prima della strage di Bologna, e che ha avuto nell’omicidio di Alceste Campanile nel 1975 una tappa fondamentale. Una storia che non può tralasciare le frequentazioni anche del padre di Bellini, Aldo, ex ufficiale della Folgore convinto sostenitore della Repubblica Sociale, in buoni rapporti con Ugo Sisti, procuratore capo a Bologna nel 1980 sorpreso proprio alla Mucciatella nella notte tra il 3 e il 4 agosto, dopo la strage, e con esponenti dei servizi segreti.
“Tutta la lettura politica della vicenda è importante, oltre al protagonismo infausto di alcuni reggiani nella vicenda”, le parole di De Franco.
“Bellini ha potuto restare impunito per così tanti anni perché, come dimostra sentenza di Bologna, parte di un sistema di coperture che gli ha consentito di uscirne indenne per tantissimi anni. Questo podcast novità importante perché tiene insieme la voce dei protagonisti, dei sopravvissuti e la voce degli storici e degli investigatori che hanno provato per 46 anni a far sì che emergesse la verità e che solo recentemente hanno avuto soddisfazione con la sentenza Cassazione”.
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