REGGIO EMILIA – L’ennesimo colpo a quella che gli inquirenti considerano la nuova generazione di ‘ndrangheta sul territorio reggiano, una costola dell’operazione Ten del marzo 2025: ‘Dieci’, come dieci, adesso undici, anni trascorsi dall’inchiesta Aemilia. Un’altra ordinanza di misura cautelare in carcere è stata disposta nei confronti di Nicola Arabia. Gli è stata notificata nella casa circondariale di Vicenza dove si trova appunto da quasi un anno, essendo stato tra i sei arrestati nell’indagine della Dda di Bologna che aveva fatto emergere l’esistenza di una presunta associazione di stampo mafioso dedita soprattutto alle false fatturazioni e operante in particolare in Val d’Enza: un giro d’affari stimato in quasi due milioni di euro.
Nicola Arabia, 41 anni, di Bibbiano, è nipote di Giuseppe Arabia detto Pino ‘u nigro, 60 anni, uno dei fedelissimi del boss Antonio Dragone che nella guerra degli anni ’90 per il controllo del territorio aveva ceduto sotto l’assalto del clan Grande Aracri. Secondo questa nuova inchiesta, sempre condotta dal sostituto procuratore Beatrice Ronchi della Dda, che ha coordinato gli accertamenti del nucleo di polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle guidato dal maggiore Francesco Feola e della squadra mobile, dal carcere Nicola Arabia continuava a tenere in parte le fila della situazione servendosi della moglie come prestanome: la donna, ora indagata, era formalmente la titolare di una piccola attività di noleggio veicoli e furgoni adesso oggetto di sequestro preventivo e con sede a Montecchio in via Strada per Barco.
Gli inquirenti sono all’opera per determinare l’entità del patrimonio aziendale, le cui quote societarie ammontano a 900 euro. Una società nata, dicono gli inquirenti, poco dopo gli arresti del marzo 2025 e che loro ritengono essere stata uno schermo per continuare le attività della cosca.
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