REGGIO EMILIA – Nell’ambito delle iniziative legate alla Giornata della Memoria, a Bibbiano l’Anpi e il Comune hanno organizzato un incontro con la guida del campo di concentramento di Mauthausen Helmut Einfalt.
“Quello che è importante è portare a casa l’esperienza – racconta Einfalt – di che cosa vuole dire deportare una persona senza un minimo di diritti umani: i deportati non hanno mai visto un giudice, non sono mai stati accusati nè condannati, sono stati deportati e basta. Quello che vogliamo trasmettere è capire cosa possiamo fare per evitare che in una società che sta cambiando succedano cose come queste”.
Da due anni, Einfalt accompagna i gruppi di Bibbiano nell’esperienza così difficile ed intensa che è la visita a Mauthausen. Il viaggio è organizzato dall’Anpi locale, rivolto ai cittadini e agli studenti delle scuole medie, sulle tracce dell’ex sindaco di San’Ilario Piero Iotti, sopravvissuto al campo di concentramento austriaco.
Racconta Simona Fantesini, presidente dell’Anpi di Bibbiano: “Ci sentiamo anche la responsabilità di tramandare la memoria, perchè siamo diventati noi adesso i nuovi testimoni e abbiamo il dovere di spiegare alle nuove generazioni e di portarle sui posti. Quando rientriamo dal viaggio sono i primi che ci ringraziano perchè hanno avuto la possibilità di vedere con i loro occhi e ascoltare con le loro orecchie”.
Aggiunge Stefano Marazzi, Sindaco di Bibbiano: “E’ un orgoglio per l’amministrazione, per la cittadinanza. Sono temi su cui investiamo da anni e ringrazio infinitamente l’Anpi per quello che fa”.
Il viaggio 2026 si terrà dal 20 al 22 marzo. Il cuore sarà proprio la giornata in uno dei luoghi simbolo delle atrocità naziste, nel quale in sette anni sono passati 200 mila persone. Il lavoro l’arma per sterminarle. Solo la metà è riuscita a sopravvivere.
“A vedere che cosa vuole dire essere superstiti di un campo, dover convivere con le loro memorie – afferma Einfalt -. Abbiamo per esempio un tasso di suicidi tre volte più alta della media della società, tra quelli che sono riusciti a sopravvivere, perchè si sentivano colpevoli di avercela fatta”.










