NOVELLARA (Reggio Emilia) – Il 17 giugno a Roma la Suprema Corte si esprimerà sul caso di Saman Abbas. La decisione sarà la terza tappa della vicenda dal punto di vista giudiziario, ma non è detto che sia l’ultima. Come sempre infatti la corte romana, che si esprime sulla legittimità e non sul merito della questione, potrà confermare la sentenza di secondo grado, oppure rilevare un vizio di forma e decidere diversamente, eventualmente rimandando il tutto in Appello. Se in primo grado madre e padre della ragazza erano stati condannati all’ergastolo, lo zio a 14 anni e i cugini erano stati assolti, un anno fa il secondo grado aveva parzialmente ribaltato la prima sentenza: ergastolo anche per i cugini, mentre la condanna dello zio era passata a 22 anni.
Tutti i legali difensori hanno fatto ricorso in Cassazione. Al centro c’è un elemento in particolare: la premeditazione. Contro l’applicazione di questa aggravante ricorrono gli avvocati dei due cugini e dello zio. In quest’ultimo caso, Liborio Cataliotti riproporrà anche il tema dello sconto di pena per il suo assistito, in virtù dell’abbreviato chiesto in fase di udienza preliminare dal suo predecessore Noris Bucchi: un rito, col conseguente sconto, che si potrebbe applicare solo se cadesse la premeditazione e se quindi la condanna potenziale non fosse più l’ergastolo.
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