GUASTALLA (Reggio Emilia) – La collana ‘Tra genio e follia’, dedicata agli artisti folli e curata dallo psichiatra Vittorino Andreoli, ha riservato un volume ad Antonio Ligabue. L’analisi psicologica dell’artista è stata affidata al dottor Gianfranco Marchesi, neurologo, fisiatra e psichiatra, per tanti anni direttore all’ospedale di Guastalla.
“In effetti quel sottile confine che esiste tra eccentricità, creatività e malattia mentale ha sempre affascinato gli uomini e ha avuto una lunga tradizione di pensiero, a partire dalla mania platonica e dalla malinconia aristotelica fino ai giorni nostri. Oggi in effetti vengono accostate alla creatività due pagine della psicopatologia: la personalità schizzotipica e il disturbo bipolare, soprattutto in quella fase ipomaniacale in cui c’è un sacro fuoco ispiratore e l’energia straripa”.
“Non si è artisti perché si è malati – sottolinea il dottor Marchesi -, le gravi patologie non producono capolavori ma portano ad un immiserimento della creatività. La conclusione è che Toni non era un pazzo, non era un alienato mentale. Riassumeva le due pagine che vi ho descritto prima di psicopatologia, ma aveva una straordinaria sensibilità, una prepotente ricchezza emozionale che lo hanno reso uno dei più geniali artisti del novecento italiano”.










