REGGIO EMILIA – “Trovarsi qui, con questa luce, in questo spazio così bello, mi ha dato grande tranquillità e anche voglia di ricominciare. Il senso è quello di arrivare qui tutte le mattine, aprire, fare un giro in centro, a prendere un caffè, comprare i giornali e poi cominciare la giornata lavorativa”.
Abbiamo incontrato Davide Benati nel suo nuovo studio, in via Emilia in centro storico, dove, come lo stesso artista ci ha raccontato, ha ritrovato quiete e tranquillità, dopo i tanti viaggi in giro per il mondo. Una carriera ormai cinquantennale celebrata con il successo della mostra, da poco conclusa, a Palazzo Da Mosto: “L’incontro più importante per arrivare alla definizione del mio lavoro che vedete oggi è stato l’incontrare gli strumenti del mio lavoro che sono la carta nepalese, l’amore per la cultura orientale, tenendo sempre presente il fatto di essere un pittore occidentale. Ho voluto dialogare con queste mie passioni, oriente e occidente, mettendo insieme una lingua, imparandone prima un alfabeto minimo, per poi arricchirlo man mano attraverso gli incontri con le forme che avevo scelto di raccontare”.
Sulla tela su cui è fissata la carta nepalese scivola la mano dell’artista in una sorta di apparente improvvisazione. Perché tutto è già chiaro, grazie al grande lavoro di prova dei colori e delle forme che precede la stesura dell’acquerello. Talvolta serve riaprire uno dei taccuini di viaggio per recuperare l’ispirazione. Ecco come nasce un’opera di Davide Benati: “C’è sempre un apparente ritornare sulle opere precedenti, perché in 50 anni ho messo insieme una serie di lavori e di colori che rivisitate, alcune e non tutte, possono raccontare ancora una storia che non era stata espressa allora”.





