REGGIO EMILIA – Retribuzioni non molto alte, turni spezzati e fine settimana spesso impegnati. Il settore del commercio sta vivendo una crisi anche dal punto di vista dei lavoratori. La retribuzione mensile media nel settore del commercio, nella nostra provincia, è di circa 1.400 euro netti. Nei giorni festivi viene applicata un maggiorazione del 30%, per gli straordinari del 15%, prevista dai contratti nazionali.
“I contratti applicati sono 4: cooperazione, Confcommercio, Confesercenti e Federdistribuzione – spiega Alessandro Gabbi, segretario provinciale della Filcams Cgil – La retribuzione può calare nei negozi piccoli perché c’è meno anzianità e ci sono molti part time”.
Il settore conta in provincia dai 45 ai 50 mila addetti, di cui 15 mila nella grande distribuzione. Le donne rappresentano il 90%. A volte ai giovani, studenti per lo più, vengono proposti contratti solo per il fine settimana. Ma nel complesso oggi è diventato più difficile trovare addetti.
“Sabato e domenica al lavoro, orari spezzati, magari tre ore in pausa pranzo e altre tre la sera, fanno sì che i giovani se trovano altrove, ad esempio in fabbrica, cambino subito lavoro”.
I contratti nazionali prevedono un massimo di 26 domeniche al lavoro all’anno, ma c’è anche chi, per sopperire ai salari bassi, decide di lavorarne di più. I sindacati però da tempo portano avanti la battaglia sociale per la chiusura dei supermercati la domenica: “Non c’è stato un aumento dei consumi ma solo uno spostamento degli stessi su orari diversi, peggiorando le condizioni di vita dei lavoratori” dicono. Ora anche Ancc-Coop ha avanzato una proposta che va in questo senso.
“Ben venga che si ragioni di chiudere la domenica. Mi dispiace che venga fuori perché costa troppo”, continua Gabbi.
Una migliore conciliazione dei tempi di vita e di lavoro secondo i sindacati potrebbe portare i giovani ad avvicinarsi maggiormente a questa professione: “Cercare di recuperare a livello economico sull’inflazione e vedere di conciliare maggiormente vita lavorativa e vita privata”.
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