REGGIO EMILIA – Gli alloggi di edilizia residenziale sociale scarseggiano. Non scarseggiano nei Piani urbanistici approvati; lì ci sono. Scarseggiano nella realtà, perché spesso quegli appartamenti per l’affitto a canone calmierato sono stati previsti dagli strumenti urbanistici, ma sono rimasti sulla carta.
Un esempio: il piano urbanistico per l’area tra via Inghilterra e via Dimitrov. Prevede 91 alloggi: i 65 per la libera vendita sono stati realizzati, i 26 alloggi Ers no. Oppure prendete il caso di Canali, nella zona tra via Tassoni, via Tolstoj e via De Sanctis: un maxi-intervento da 230 appartamenti, ma restano da costruire 41 alloggi Ers. Neppure a Bagno, in un piano che prevede 2.250 metri quadrati a destinazione residenziale, sono stati realizzati i 12 alloggi previsti per l’affitto convenzionato.
Per le imprese titolari degli interventi, la realizzazione degli alloggi Ers non è un obbligo. E dunque, quasi sempre resta sulla carta, perché non è remunerativa. Accadrà probabilmente anche quando prenderà il via la lottizzazione di viale Luxemburg: sono previsti 58 tra villette e appartamenti, ma c’è da giurare che gli 8 alloggi Ers non sorgeranno mai. La formula dell’affitto per 20 anni metterebbe infatti le aziende nelle condizioni di recuperare l’investimento solo in un lunghissimo arco di tempo.
Nella vicenda dei 31 lotti e degli oltre 270 alloggi di edilizia residenziale sociale realizzabili ma inattuati, c’è dunque un convitato di pietra: è il sistema bancario, senza il sostegno del quale le imprese di costruzioni non riescono a far quadrare i conti. Ma per tenere in piedi il tavolo serve anche una terza gamba: i capitali pubblici. Come i 9 milioni investiti negli anni scorsi da Cassa Depositi e Prestiti, insieme a Iccrea Banca, per quattro immobili con 74 alloggi realizzati dall’impresa Bonacini Costruzioni in via Caduti in missione di pace e in via Reggiani.
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