REGGIO EMILIA – “I nostri imprenditori lo dicono, non solo quelli della ceramica: se continua così nel 2030 sono obbligati a produrre in altri Paesi. Arriviamo da una missione in Argentina e Brasile, dove il costo del gas è di 6 euro a megawattora all’impresa e il costo della manodopera è la metà”.
E’ molto preoccupante l’allarme lanciato dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini sul futuro del settore ceramico. Parole che arrivano da Bologna all’inaugurazione dell’edizione 2026 di Cersaie, il salone Internazionale della Ceramica per l’Architettura e dell’Arredobagno ospitato alle Fiere fino al 25 settembre.
A rischiare di mettere in ginocchio il comparto ceramico che tra Reggio e Modena occupa 15mila addetti sono i costi energeticio ormai difficilmente sostenibili e che potrebbero dunque spingere molte aziende a valutare di delocalizzare altrove la produzione: “Rischiamo di perdere competitività e di non poter più investire” rimarca il presidente di Confindustria Ceramica Augusto Ciarrocchi.
Presente all’inaugurazione di Cersaie dove ha incontrato i vertici di Confinfutria, la segretaria della Cisl Emilia Centrale Rosamaria Papaleo: “Occorre subito un tavolo di lavoro tra imprese e istituzioni e occorre pianificare investimenti sulle energie rinnovabili”.
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