REGGIO EMILIA – Senza lavoro da un giorno all’altro per un errore non commesso da lei e in una situazione già di per sè di fragilità, perchè mamma di un bimbo di sette mesi. E’ la Filt-Cgil a rendere pubblica la vicenda di questa lavoratrice di 29 anni, di origini pakistane ma nata a Carpi, e lo fa in un periodo dell’anno in cui più di altri ci si riempie la bocca di parità di diritti e necessità di eliminare il divario di genere. La storia inizia alla fine del 2025. La donna, assunta a tempo indeterminato da anni alla Italpas di Modena, assieme ad altri 150 colleghi rientra in un cambio di appalto. La Fil-Cgil si occupa del passaggio dei lavoratori alla Gxo Logistics Italy, multinazionale statunitense che ha aperto un complesso logistico a Rolo e che lavora per un unico committente, la nota azienda di abbigliamento carpigiana Liu Jo. Solo che nel momento formale di questo passaggio, la 29enne sta terminando di utilizzare il periodo di maternità obbligatoria e decide di chiedere un periodo di maternità facoltativa.
Per le pratiche da inoltrare all’azienda, in questo caso la Italpas, si rivolge ad un Caf non confederale, che però, dicono i sindacalisti, non inoltra nulla. Nel frattempo, è sempre la Fil-Cgil a dirlo, la Italpas chiude la pratica. Quando la donna scopre l’errore, i termini entro i quali i lavoratori avrebbero dovuto comunicare il proprio assenso al passaggio a Gxo sono scaduti.
Spiega Giuseppe Ranuccio, funzionario Filt-Cgil: si tratta di un errore non imputabile alla lavoratrice ma al Caf; questo ha causato che nel passaggio non si sono rispettati i 4 giorni previsti dal cambio di appalto”.
Per ora – è la denuncia della Cgil – mentre la Italpas si sta dimostrando dialogante, la Gxo, dove la donna troverebbe la sua collocazione naturale vista la sua esperienza lavorativa, sta facendo muro e si sta dimostrando intransigente, dicono i sindacalisti, sul mancato rispetto del termine, nonostante ci sia la documentazione che dimostra che la lavoratrice non è colpevole di nessuna leggerezza.
Secondo loro anche il committente, Liu Jo, dovrebbe interessarsi alle sorti di questa mamma lavoratrice. Il 9 marzo davanti al polo logistico c’è stato uno sciopero di solidarietà. Conclude Federico Leoni, segretario provinciale Fil-Cgil: “Hanno partecipato i due terzi dei lavoratori, l’umanità che manca all’azienda per fortuna ce l’hanno loro; faremo tutto quanto è in nostro potere a livello legale”.
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