REGGIO EMILIA – Una trattativa complicatissima che ha rischiato di saltare più volte. Così i sindacati raccontano il percorso che ha portato all’intesa con Inalca per il futuro dei lavoratori dello stabilimento andato a fuoco un anno fa. Il retroscena riguarda in particolare il trasporto: i pulmini per il trasferimento dei dipendenti nelle sedi delle province vicine, che Inalca non avrebbe voluto garantire più e che i sindacati hanno strappato fino al 31 agosto 2027.
Venti lavoratori andranno a Piacenza, 12 a Pegognaga, 24 a Castelvetro, 8 a Solignano e 18 a Castelnovo Rangone. Per chi volesse cambiare la propria residenza e trasferirsi nei pressi di un nuovo stabilimento è previsto una supporto economico. I sindacati confidano, poi, nel supporto delle istituzioni per favorire il coinvolgimento di aziende del territorio reggiano interessate ai lavoratori che non saranno ricollocati in Inalca.
“Abbiamo ottenuto un punto di equilibrio in una situazione oggettivamente complicatissima perché impediamo i licenziamenti unilaterali e perché disegniamo percorsi all’interno dei quali ogni lavoratore – crediamo – possa trovare una prospettiva nella quale collocarsi, sapendo che stiamo parlando di una procedura di licenziamento e di un accordo difensivo rispetto a questa dimensione”, le dichiarazioni di Fai Cisl, Flai Cgil e Uila Uil – Nessun trionfalismo che sarebbe fuori luogo, ma abbiamo anche la consapevolezza di avere ben operato visto il voto positivo unanime dei lavoratori. Fare quello che si dice, semplicemente, paga”.
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