BIBBIANO (Reggio Emilia) – Quello di Camilla, nome di fantasia, è uno dei casi più complessi e controversi. L’assistente sociale Francesco Monopoli è stato condannato a 1 anno e 8 mesi per falso ideologico. La psicoterapeuta Nadia Bolognini, invece, è stata assolta per l’utilizzo della cosiddetta “macchinetta dei ricordi”. Nei giorni del clamore mediatico seguito agli arresti del 2019 si disse che gli imputati sottoponevano i giovani pazienti a elettroshock; per l’accusa, l’uso del dispositivo Neurotek Tac Audioscan era finalizzato a “manipolare i ricordi della bambina” e le avrebbe causato lesioni.
La sentenza è arrivata a conclusioni diverse: la bambina non fu costretta con la forza e l’uso del dispositivo mirava a infonderle “fiducia e coraggio” e non a sottometterla. La metodologia Emdr per far rivivere l’esperienza traumatica non è dannosa per la salute. Le perizie della Procura, che sostenevano il lavaggio del cervello sulla minore, sono state giudicate “scientificamente fragili”.
C’è poi il tema dell’attendibilità dei testimoni. Per il padre della giovane la Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura per il reato di falsa testimonianza. In particolare, il Tribunale evidenzia come “l’inaffidabilità smaccata” dell’uomo derivi da un interesse economico, in quanto il padre si è costituito parte civile per ottenere il risarcimento dei danni; da un interesse morale, per “riabilitare la propria immagine”, e da una “totale assenza di genuinità del narrato”, a cominciare dalle contraddizioni su quanto accaduto il giorno dell’allontanamento della minore.
Fu la stessa Camilla che all’epoca aveva 9 anni, a chiamare i Carabinieri su indicazione del padre, dopo che la madre l’aveva lasciata sola in casa. I militari la trovarono in situazione di abbandono morale e/o materiale. Il successivo affidamento della bambina ai servizi sociali avvenne a distanza di un solo anno dalla revoca del precedente, disposto dal Tribunale per i Minorenni nell’agosto del 2009 quando la piccola aveva solo due anni, per la grave conflittualità tra i genitori. Un anno prima la madre di Camilla aveva denunciato il marito per maltrattamenti e percosse.
Perché allora Francesco Monopoli è stato condannato per falso ideologico in atto pubblico? Perché in una relazione del febbraio 2018, l’assistente sociale attestò che la bambina provava un “timore concreto di essere rapita” dai genitori, quando invece nel diario personale Camilla aveva scritto di suo pugno “Mi mancano i miei genitori“. E’ l’unico episodio per cui Monopoli è stato condannato; per tutti gli altri capi d’accusa dove la prova della “falsità” dipendeva esclusivamente dal racconto dei genitori, l’imputato invece è stato assolto. (4/continua)
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