BIBBIANO (Reggio Emilia) – Anna, la chiameremo con un nome di fantasia, ha avuto un’infanzia difficile. Per questo è seguita dai servizi sociali sin dalla nascita. La madre l’ha avuta a 14 anni e si è dovuta allontanare dalla famiglia d’origine per sfuggire alle minacce. Il padre della piccola soffre di problemi psichiatrici. Nel 2012 il tribunale impone l’allontanamento della bambina perché il padre ha violenti scatti d’ira: la madre e la piccola sono collocate in un’abitazione accanto a quella dei nonni paterni. Ad Anna viene diagnosticato un ritardo psicomotorio; è triste, apatica, la madre ha un nuovo compagno e a volte passa anche 15 giorni senza vederla.
Quando questa nuova relazione termina, la bambina piange spesso e si fa la pipì addosso durante il giorno. Alla nonna dice che le mancano le coccole dell’ex compagno della mamma. La nonna della piccola si rivolge alla psicoterapeuta Imelda Bonaretti, che in passato aveva seguito Anna. Siamo nel febbraio 2018, Anna ha 9 anni e mezzo e racconta che l’ex compagno della mamma le toccava la patatina. Durante la psicoterapia fa un disegno. Nell’estate del 2019, quel disegno finirà su tutti i giornali e nei tg nazionali e la dottoressa Bonaretti sarà accusata dalla Procura di averlo manipolato pur di dimostrare gli abusi perpetrati dall’uomo. La psicoterapeuta avrebbe aggiunto mani e braccia dell’adulto per suggerire una connotazione sessuale.
Alla stampa fu passato un disegno diverso da quello originale, una versione schiacciata che fa apparire le braccia dell’uomo più lunghe di quanto siano in realtà e soprattutto rovesciata: non si capisce dunque che la bimba è sdraiata e che l’adulto è sopra di lei. Ma l’imputata ha davvero manipolato il disegno di Anna? “I dati indiziari e logici disponibili – si legge nelle motivazioni della sentenza che ha assolto Bonaretti – portano a ritenere che l’imputata non operò alcuna manomissione“. Quale motivo avrebbe avuto la psicoterapeuta per modificare il disegno della bambina? La risposta del collegio è: nessuno. Fu infatti la nonna a interpellare la professionista, preoccupata dalle parole della nipote. Parole e preoccupazioni che la donna ha ripetuto in aula come testimone.
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Reggio Emilia Bibbiano processo sentenza val d'Enza motivazioni affidi Imelda Bonaretti









