REGGIO EMILIA – Ben 643 miliardi di export nel 2025, record assoluto, per un surplus commerciale di quasi 62 miliardi, più di Francia e Germania. Il Made in Italy è uno dei principali motori del Paese con alcuni settori agroalimentare, moda, arredo-design e farmaceutico costantemente in crescita.
Così, per promuovere la creatività e l’eccellenza italiana, è nata la giornata nazionale del Made in Italy, scegliendo simbolicamente il 15 aprile, data di nascita di Leonardo da Vinci. Una ricorrenza che coincide con il Lapam Day in cui l’associazione ha incontrato le amministrazioni locali dei comuni dove è presente una sede associativa.
Un modo per rinnovare e rafforzare il confronto tra il mondo produttivo e quello delle istituzioni locali su temi centrali per lo sviluppo economico dei territori, dal sostegno alle piccole e medie imprese fino alle sfide legate all’innovazione, alla formazione e alla semplificazione amministrativa. A Reggio l’incontro si è svolto in Sala del Tricolore. “E’ importante questo confronto con amministrazioni comunali e istituzioni locali per cercare di trovare sinergie e fare rete”, le parole di Jacopo Faroni, segretario di Lapam Reggio. “Le imprese si trovano oggi a dover fare i conti con sfide importanti e che vanno accompagnate. La pubblica amministrazione, da questo punto di vista, può fare tantissimo”, gli ha fatto eco l’assessora comunale a Commercio e Turismo, Stefania Bondavalli.
L’incontro è stata anche l’occasione per discutere del rilancio del centro storico e del comune impegno nell’hub urbano e, per Lapam Confartigianato, di evidenziare gli importanti risultati economici conseguiti dalle imprese dei settori “alimentare e bevande”, “abbigliamento e moda”, “arredo e legno”, “automazione e meccanica”, una costellazione di quasi 3mila realtà produttive che nel reggiano dà lavoro a quasi 10mila addetti. Dati, che posizionano la provincia al terzo posto per numero di lavoratori artigiani in regione e al sesto in Italia per contributo all’economia territoriale. Settori che, però, fanno sempre più fatica a trovare il personale: ben 44mila, il 53%, quelli di difficile reperimento in Emilia Romagna.
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