REGGIO EMILIA – E’ pronto a parlare Paolo Signorini, ha chiesto lui stesso di essere ascoltato dai magistrati. L’amministratore delegato di Iren, sospeso dalle sue funzioni, è in carcere da quasi tre settimane. E’ stato arrestato il 7 maggio scorso con l’accusa di corruzione per reati che avrebbe commesso quando era presidente del Porto di Genova. Nell’ambito della stessa inchiesta è agli arresti domiciliari il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.
Secondo gli inquirenti, Signorini era una delle figure centrali del cosiddetto “sistema Toti”: avrebbe ottenuto soldi, soggiorni a Montecarlo e regali di lusso, in cambio di favori ad alcuni imprenditori del porto. La procura di Genova lo accusa anche di avere affidato, da amministratore delegato di Iren, una consulenza da 200mila euro all’imprenditore Mauro Vianello per ricompensarlo di aver pagato il conto del banchetto di nozze della figlia. Una consulenza che Iren ha deciso di sospendere in via cautelativa, come tutte quelle riconducibili al manager.
All’interno della municipalizzata, le sue deleghe sono state redistribuite al presidente Luca Dal Fabbro e al vicepresidente Moris Ferretti. Oltre al ruolo, Signorini è stato sospeso anche dallo stipendio. Nell’interrogatorio di garanzia, subito dopo l’arresto, si era avvalso della facoltà di non rispondere. Adesso, invece, con i suoi avvocati si è preparato all’interrogatorio dei pubblici ministeri titolari dell’inchiesta. Indipendentemente dalla strategia legale, il suo percorso in Iren sembra arrivato al capolinea: se non si dimetterà, l’assemblea dei soci del 27 giugno non confermerà la sua cooptazione in Consiglio di amministrazione, determinandone la decadenza.
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