REGGIO EMILIA – Il dibattimento del processo scaturito dalla causa per diffamazione promossa contro Telereggio e Reggionline dalla famiglia Ferrarini e dalle sue aziende ha fornito elementi utili alla comprensione delle vicende societarie culminate nel 2018 con il dissesto del gruppo e in seguito con il suo passaggio sotto il controllo di Pini Holding. Rilevante, in questo senso, è stata la testimonianza di Luca Ferrarini. Ascoltato nella seduta del 23 settembre 2024, Luca Ferrarini ha attribuito la crisi delle aziende di famiglia al crac delle banche venete. Popolare di Vicenza e Veneto Banca avevano finanziato le aziende del gruppo, chiedendo però che una parte dei soldi fosse usata per comprare azioni delle stesse banche: “Quando sono crollate – ha detto Ferrarini – non ci è rimasto niente, assolutamente nulla”. All’inizio del 2018, ha detto Ferrarini, Intesa Sanpaolo cercò di “pilotare” l’azienda di Rivaltella verso il fondo della famiglia Pesenti Italmobiliare. Dopo mesi di interlocuzioni, all’inizio di luglio la famiglia Ferrarini ruppe le trattative. Un anno dopo, in una nota ufficiale, Italmobiliare spiegò la decisione dei Ferrarini sostenendo che il passivo del gruppo reggiano era “molto più ingente di quello che ci era stato originariamente rappresentato”.
In ogni caso, naufragato il negoziato con Italmobiliare, nell’estate del 2018 le aziende del gruppo chiesero al tribunale il concordato preventivo. Luca Ferrarini ha detto in aula che l’interesse giornalistico per il concordato era ingiustificato, perché si tratta di vicende che non sono “assolutamente di interesse pubblico. Saranno cose nostre, no? Non sono cose che riguardano Reggio Emilia. I soldi persi sono stati i nostri”, ha aggiunto. Le centinaia di milioni di crediti vantati da fornitori, banche e amministrazioni locali, tuttavia, fanno sì che la vicenda non possa essere considerata alla stregua di un fatto privato.
In aula, Luca Ferrarini ha sostenuto che Telereggio e Reggionline hanno condotto una campagna diffamatoria contro la sua famiglia con l’obiettivo di favorire la cordata formata da Granterre, Intesa Sanpaolo e altri soggetti, che si era candidata a rilevare il controllo di Ferrarini. Perché lo avrebbero fatto? Perché così voleva la proprietà dell’emittente, Coop Alleanza 3.0, che come Granterre fa parte di Legacoop. Dunque Coop Alleanza contro Ferrarini. “Ma i supermercati Coop non vendono il prosciutto Ferrarini?”, ha chiesto l’avvocato Giuseppe Benassi. “Non lo so”, ha risposto Ferrarini.
Questa stessa risposta è riecheggiata molte volte in aula quando le difese hanno chiesto al teste se una serie di società e i relativi debiti fossero riconducibili alla famiglia: Immobiliare Vendina, Prosciutterie della Pietra, Saim, Latteria Madonna della Pietra, Corti di Filippo Re, Le Rocce. Per sei volte alla domanda se conoscesse i soci di queste società Luca Ferrarini ha risposto: “Non mi ricordo”.
Telereggio Reggionline Reggio Emilia Tribunale processo Ferrarini Luca Ferrarini Pini dissesto“Il direttore di Tg Reggio Gabriele Franzini non ha diffamato Ferrarini e il gruppo Pini”. VIDEO






