REGGIO EMILIA – “Ci sentiamo traditi, l’azienda ci aveva sempre detto di stare tranquilli, io ho 59 anni e da 30 lavoro qui, cosa vado a fare ora?“.
Salem Ragoubi, origini tunisine, residente in città, è uno dei volti della crisi Inalca. Lavora per il gruppo alimentare da oltre 30 anni ed è uno dei 165 dipendenti che rischia di rimanere senza occupazione. Da quando lo stabilimento di via Due Canali è andato distrutto, fa il pendolare con impianto modenese di Castelvetro, ma questa collocazione potrebbe saltare se non dovesse essere trovata una soluzione all’intenzione dell’azienda di tagliare gli operatori che erano servizio a Reggio: “Mi alzo alle 4 del mattino e torno dopo le 5 del pomeriggio”.
Il lavoratore annuncia la volontà insieme ai colleghi di dare battaglia anche attraverso azioni eclatanti: “Siamo pronti a combattere e a fare scioperi davanti a tutti gli stabilimenti del gruppo Cremonini”.
Intanto la Regione è pronta ad accogliere il primo incontro del tavolo di crisi che metterà di fronte istituzioni, azienda e sindacati. Se l’azienda ribadirà la propria volontà di tagliare i dipendenti dell’ex stabilimento reggiano, l’obiettivo di istituzioni e sindacati è quello di ottenere un prolungamento della cassa integrazione per altri sei mesi. Nel frattempo la Cisl incalza il sindaco Massari affinché promuova a breve una grande manifestazione davanti ai cancelli di via Due Canali, coinvolgendo tutta la città.
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