REGGIO EMILIA – Quattro campus, tre dipartimenti, 31 corsi di studio e 9.700 studenti: con questi numeri, la sede reggiana di Unimore non è certo la succursale di Modena, come qualcuno temeva nel 1998 quando nacque l’ateneo a rete di sedi. La professoressa Cristina Iani, prorettrice dal novembre scorso, ospite a Decoder ha tracciato un bilancio positivo di questo percorso e indica i prossimi obiettivi di crescita. “Credo si debba pensare a una crescita qualitativa, più che quantitativa. Unimore deve svolgere ricerca, diventare più attrattiva, per richiamare studenti da fuori regione e dall’estero”.
Unimore ha un bilancio di circa 256 milioni di euro. Il fondo di finanziamento ordinario è di 111 milioni, in calo. La quota premiale di quasi 43. Circa 36 milioni arrivano dalle tasse universitarie. A Reggio i fuorisede sono circa 2mila. Si può fare meglio, ma servono più servizi. “Gli studenti non vengono solo per seguire le lezioni. Non hanno bisogno solo di aule, hanno bisogno di spazi per lo studio. Mancano i servizi di ristorazione, una mensa studentesca come a Modena”.
Il rapporto con le amministrazioni locali e con le imprese è ottimo, dice la prorettrice. E’ questo il terreno su cui si può lavorare per far sì che gli studenti universitari vivano di più la città. “Da questo punto la città può solo guadagnarci, avere una città più viva e piena di giovani”.
Reggio Emilia Decoder Unimore università reggio emilia Cristina IaniGuarda la puntata di Decoder di venerdì 27 marzo 2026. VIDEO












