CASINA (Reggio Emilia) – Dal 2014 al 2024 i 14 comuni dell’Appennino reggiano hanno perso 122 attività di commercio al dettaglio, passando da 541 a 419, con un pesante -22,6%. Casina invece, dal periodo post covid, sta vivendo una sorta di rinascita: tanti reggiani si sono trasferiti dalla città e i residenti hanno superato quota 4.500. Il commercio sta risentendo, nonostante le difficoltà, di questo momento positivo.
“Il numero di attività non è più quello di prima, ma ce ne sono di nuove e altre che resistono bene”, sottolinea Sara Morani, consigliera comunale con delega al commercio.
Il commercio a Casina si concentra in tre zone, una denominata peep, che è anche la più attiva per iniziative organizzate, via Roma e via Martiri per la libertà che invece soffre maggiormente. Al peep, la zona un po’ più periferica, ci sono attività che in una normale mattina di metà gennaio sono piene.
Giuliano Benassi, titolare dell’antica macelleria Bonini: “Abbiamo clienti che vengono anche da fuori, da Reggio e da Milano”.
Claudia Venturi, titolare di Piccoli Amuleti: “Il paese è piccolo, ma la clientela risponde bene”.
In via Roma ci sono negozi storici che resistono anche grazie al ricambio generazionale e attività appena rilevate da giovani.
Andrea Alinovi, forno Vender: “Mio nonno l’ha aperto nel 1950, ora ci siamo noi che siamo la terza generazione, è pesante ma lo facciamo con piacere”.
Ilenia Lombardo, titolare del bar ‘900: “Ho aperto a luglio, ci troviamo bene, la clientela va bene”.
Chiara Iori, titolare dell’erboristeria Arbor Vitae: “Ho aperto a giungo e ho trovato riscontro, si potrebbero organizzare però più iniziative tra i commercianti”.
Via Martiri per la Libertà, fino a qualche anno fa fulcro del commercio, oggi è la zona dove si concentrano più vetrine vuote.
Luana Notari, titolare de la Nuova Sanitaria: In questa zona ci piacerebbe vedere più negozi aperti rispetto a quelli chiusi, però la cosa bella è il rapporto che si crea di fiducia tra clienti e commercianti”.
Chiosa il sindaco Stefano Costi: “Secondo me considerano il periodo che vive la montagna non ci possiamo lamentare, le attività chiuse ci sono ma ce ne sono anche di nuove e altre che resistono da 50 anni”.
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