MONTECCHIO (Reggio Emilia) – Lo scorso 22 ottobre gli studenti dell’Istituto d’Arzo di Montecchio e di Sant’Ilario hanno dato vita a una manifestazione spontanea, di protesta per le condizioni della scuola in generale e per alcune questioni che riguardano il loro istituto in particolare. Un gruppo di ragazzi è però poi entrato al vicino supermercato Coop per rubare alcune bibite e snack. Nei giorni seguenti c’è stato un confronto tra gli studenti, la dirigente scolastica Elena Viale e gli insegnanti. Un confronto che ha portato un gruppo di docenti (59) a scrivere una lettera alle famiglie, lettera pubblicata sul registro elettronico, in cui si prendono le distanze da una narrazione “esagerata” che è stata fatta degli eventi e non dalla nostra testata.
La pubblichiamo integralmente:
“Noi docenti dell’Istituto Silvio D’Arzo intendiamo prendere le distanze dalla narrazione che è stata riportata da alcune testate giornalistiche locali, in relazione ai fatti accaduti la mattina di giovedì 22 ottobre davanti alla nostra scuola. Riportare l’informazione che “cento ragazzi” hanno preso d’assalto la Coop è falsa: rappresenta un cattivo esempio del ruolo che l’informazione può assumere nella società, quando essa ricerca solo la notizia sensazionalistica per fare scoop, cavalcando un’onda mediatica.
E’ sicuramente accaduto che un gruppo di studenti sia entrato dentro il supermercato e abbia compiuto atti assolutamente da condannare, atti sui quali è necessario che le forze dell’ordine facciano le dovute indagini per individuare i responsabili. Noi docenti prendiamo nettamente le distanze da coloro che hanno abusato del diritto di protesta e di riunione per saltare ore di lezione, per creare disordini sia sul retro della scuola sia alla vicina Coop, per bruciare la nostra bandiera e tirare sassi, per quanto piccoli, alle forze dell’ordine. Ma parlare di “cento ragazzi” che avrebbero compiuto tali azioni, in particolare nei confronti della Coop, significa restituire all’opinione pubblica un messaggio che non corrisponde al vero, significa distorcere la realtà di una manifestazione che, per la maggior parte del tempo, si è svolta in maniera pacifica, significa puntare il dito contro tutti coloro che hanno scelto di aderire ad essa, definendoli di fatto vandali.
Come insegnanti non possiamo permettere che la nostra comunità scolastica venga in questo modo denigrata e strumentalizzata. Si può non essere d’accordo con le motivazioni della protesta, ma non possiamo far passare il messaggio che manifestare sia pericoloso, che chi manifesta diventi automaticamente oggetto di strumentalizzazione mediatica, venendo descritto come un criminale. Noi insegnanti accompagniamo i nostri studenti e le nostre studentesse alla formazione di un pensiero critico personale e forniamo gli strumenti affinché ciascuno possa costruire la propria identità, attraverso la libera espressione delle proprie idee, sempre nel rispetto delle regole e dell’altro; sollecitiamo la partecipazione attiva alla vita scolastica e comunitaria affinché i ragazzi e le ragazze si rendano conto di essere cittadini della scuola e del mondo. Non sarà facile continuare a fare tutto ciò, se al primo tentativo di molti nostri studenti di manifestare pacificamente le proprie opinioni e di rendersi protagonisti del contesto in cui vivono e studiano, la stampa li rende invisibili, mettendo in primo piano invece una minoranza dei loro compagni le cui azioni, sicuramente da condannare, finiscono con il prevalere sul resto.
I nostri giovani e i nostri studenti non sono dei criminali, né tanto meno dei vandali. La tendenza a criminalizzare, a strumentalizzare e a reagire con mezzi repressivi ai tentativi degli adolescenti di far sentire la loro voce rischia di creare un vuoto profondo, sempre più difficile da colmare, tra loro e noi adulti. Rischia quindi di privare noi stessi di quel ruolo di comunità educante che dovrebbe essere uno dei principali motori di crescita e sviluppo della nostra società. Per questi motivi rifiutiamo con forza la versione restituita all’opinione pubblica, che si focalizza in modo prevalente sugli studenti che assaltano la Coop, difendiamo il diritto di tutti i nostri studenti di essere protagonisti di una narrazione che corrisponda alla realtà e auspichiamo che ogni questione possa sempre risolversi con un confronto pacifico e costruttivo”.
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