CORREGGIO (Reggio Emilia) – La logica della guerra si impone anche nei luoghi di cultura di casa nostra. Ieri sera al Teatro Asioli di Correggio era in programma “Il lago dei cigni” di Pëtr Il’ic Cajkovskij. Ma all’ultimo momento il Balletto Classico Ucraino ha cambiato programma perché il governo di Kiev ha vietato agli artisti del paese di interpretare opere russe, compreso dunque Cajkovskij. In scena è andato “Giselle”, balletto romantico di Teophile Gauthier.
“Non siamo assolutamente d’accordo con la censura su un patrimonio culturale che è di tutta l’umanità e che non ha niente a che fare con l’attuale governo russo – afferma Alessandro Pelli, direttore dell’Asioli -, vietare l’esecuzione di autori russi morti, nel caso di Cajkovskij, da 130 anni, mutilare la compagnia di danza di un repertorio tra i più apprezzati al mondo ci sembra una cosa sbagliata”.
L’Ukrainian Classical Ballet, la compagnia che ha fatto tappa a Correggio, è arrivata in Italia all’inizio del mese. Disobbedire all’indicazione del proprio ministero della cultura di riferimento per staff e danzatori potrebbe comportare l’accusa di alto tradimento. “Sono persone profughe, già in ansia per le sorti dei loro parenti in patria. Questo provvedimento li ha messi ancora di più in ansia”, sottolinea Pelli.
Dallo scoppio della guerra la cultura è diventata terreno di scontro. E’ il caso del corso di Paolo Nori su Dostoevskij cancellato dall’università Bicocca. Di lunedì è poi la protesta, a Napoli, promossa dal console ucraino contrario alla collaborazione tra i ballerini russi e quelli della sua nazione. “Sono momenti difficili per noi. Vi ringraziamo per avere sopportato il disagio del cambio di programma”, con queste parole Natalia Iordanov, direttrice artistica, ha non senza commozione ringraziato il pubblico della serata il cui incasso sarà devoluto ai rifugiati. Soltanto una decina i biglietti che sono stati rimborsati.
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