REGGIO EMILIA – La nuova Stagione di Danza raccoglie il testimone del Festival Aperto con nove appuntamenti di registro molto diverso: dalla cultura hip-hop alla danza novecentesca riletta in chiave contemporanea, dalla scrittura più astratta alla musica barocca che incontra l’Africa.
Ad aprire la stagione è il Ballet de l’Opéra national du Rhin con un dittico a due firme. Ici, in prima italiana, apre la serata: Léo Lérus porta in scena assoli e quadri d’insieme di rara intimità, dentro le tradizioni coreografiche e musicali della Guadalupa. Risponde The Look di Sharon Eyal, dove le sagome dei danzatori si fondono in un unico organismo sul ritmo ipnotico di un flusso sonoro dai colori tribali e post-industriali.
Subito dopo A.I.M by Kyle Abraham. Cassette, Vol. 1 è un omaggio alla musica pop, R&B e new wave degli anni Ottanta e Novanta: Abraham intreccia tecnica accademica e gestualità release in un vocabolario che racconta l’esperienza nera e queer americana.
Dalla Francia arriva Saïdo Lehlouh, cresciuto nel break e oggi alla guida del centro coreografico di Rennes, con Témoin. Venti interpreti, portano in scena ciascuno il proprio vocabolario – break, krump, waacking, freestyle, électro.
Prosegue la collaborazione con il CCN Aterballetto, che porta a Reggio Emilia una prima assoluta. Ceneri, ispirato al pensiero di Pier Paolo Pasolini e alla raccolta Le ceneri di Gramsci, è la prova di Marcos Morau, con la sua scrittura fatta di scatti e torsioni; in Doppiogioco, Philippe Kratz lavora con la drammaturgia e le scene di Fabio Cherstich su un tessuto musicale che mescola elettronica e materiali eterogenei.
Con il Ballet de l’Opéra National de Lyon, in prima italiana, un dittico mette a confronto Sharon Eyal e Mats Ek. House, nato per la Batsheva Dance Company, è una serie di stanze in cui i danzatori si muovono in un flusso continuo sulla musica techno di Ori Lichtik; in La Sagra della Primavera, Mats Ek trasforma il sacrificio dell’Eletta in un matrimonio combinato.
Il CCN – Ballet de Lorraine accosta tre coreografi. In Turning Burning, primo lavoro di Jan Martens per una compagnia di balletto, ripetizione e minimalismo si misurano con un grande ensemble, in dialogo con Lucinda Childs e Anne Teresa De Keersmaeker. Works di Maud Le Pladec, sulla mucon sica di Michael Gordon che rilegge Beethoven, smonta il vocabolario classico tra rigore e abbandono. Chiude A Folia di Marco da Silva Ferreira, che dalla variazione di Corelli arriva alle danze da club di oggi.
Sulla Quinta sinfonia di Mahler, Emanuel Gat affronta con Five Days in the Sun l’intero arco emotivo della partitura, dalla disperazione alla gioia: un lavoro per dodici danzatori in uno spazio aperto, governato da un disegno di luci mobile.
A chiudere la stagione è Coup Fatal, che fa passare il repertorio barocco europeo attraverso la cultura musicale del Congo. Bach, Händel, Vivaldi, Monteverdi e Gluck suonati con balafon, likembe e percussioni e cantati da un controtenore: a costruirlo sono il regista Alain Platel, il compositore Fabrizio Cassol e il direttore Rodriguez Vangama. Il riferimento visivo sono i sapeurs, i dandy di Kinshasa.
Fuori abbonamento e a grande richiesta torna al Teatro Municipale Valli Lo Schiaccianoci di Mauro Bigonzetti, con la MM Contemporary Dance Company di Michele Merola. Sulla partitura di Čajkovskij, Bigonzetti riscrive il classico natalizio con una lingua personale, fatta di slanci e geometrie.












