REGGIO EMILIA – “Anche nella nostra provincia i redditi da lavoro dipendente crescono ma non tanto da compensare inflazione, visto l’incremento molto alto delle spese alimentari, delle abitazioni, una parte di popolazione vive in condizioni di privazione abitativa”. Così Luca Chierici della segreteria Cgil Reggio Emilia.
Secondo il rapporto Ires Cgil in 10 anni, dal 2014 al 2024, i redditi da lavoro dipendente sono aumentati soltanto del 7%, per contro l’inflazione è cresciuta più del doppio e in alcuni settori anche del triplo: +23% per la spesa alimentare, +36% le spese per l’abitazione. Questo ha portato a una contrazione dei consumi.
“Chi ha retribuzioni basse, contratti a termine e precari, soprattutto tra le donne, deve scegliere di tagliare le spese superflue e la domanda interna cala”, continua Chierici.
La perdita del potere d’acquisto stimata nella nostra provincia è del 7%, leggermente inferiore rispetto all’8% della media regionale. “Anche il nostro territorio inizia ad arretrare e si erode ciò che si era accumulato negli anni. Anche le pensioni sono sì cresciute del 12% ma partono da un base molto bassa”.
Secondo i dati diffusi dalla Camera di Commercio nel 2025 la variazione media registrata a Reggio Emilia dall’indice dei prezzi al consumo è stata dell’ 1,2%, ma le famiglie reggiane hanno dovuto fare fronte a rincari spesso superiori alla media. I prezzi degli alimentari sono saliti del 3,4% in un anno, quelli dei servizi ricettivi e di ristorazione del 2,5%, +2,4% per altri beni e servizi, + 1,4 % per abbigliamento e calzature. Secondo la Cgil occorre combattere la precarietà lavorativa e servono politiche fiscali serie e non quelle messe in campo dal Governo.
“Le politiche dei bonus una tantum non servono e anche la riforma dell’Irpef, abbiamo visto da una nostra analisi che i benefici sono per i redditi più alti, per quelli più bassi si tratta di 4-5 euro al mese che non compensano la perdita del potere d’acquisto”.
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