REGGIO EMILIA – “ Non un delitto d’impeto, ma un piano di tutto il clan per eliminare Saman, una decisione premeditata per sanzionare il disonore arrecato dalla ragazza, che intendeva vivere secondo canoni sociali diversi da quelli di origine”. Ma soprattutto, e forse questo è il passaggio più significativo della sentenza della corte di Cassazione, pensando ad altre vicende simili, un omicidio che non può essere giustificato in alcun modo da motivi culturali o religiosi.
La Corte di assise di appello di Bologna, infatti, ragionano i supremi giudici in un passaggio delle 100 pagine di motivazione, “ha escluso che il contesto socio-culturale-religioso del Paese di provenienza, caratterizzato da peculiari stili di vita e da una particolare concezione dell’onore familiare, costituisse fattore idoneo ad attenuare il gravissimo disvalore etico-giuridico del motivo ispiratore delle condotte delittuose”.
Nelle motivazioni la Suprema Corte, invece, ricostruisce un movente chiaro: il “contrasto violento” del padre alle scelte di vita della figlia e alla sua decisione di lasciare definitivamente la casa. Movente che non trova avallo nel diritto positivo del paese d’origine degli imputati, che si è evoluto. L’ordinamento pakistano sanziona penalmente il delitto d’onore dal 2016.
Con le motivazioni della sentenza della Cassazione si mette ora la parola fine all’iter giudiziario sull’omicidio di Saman Abbas, la 18enne pachistana scomparsa da Novellara nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio 2021 e ritrovata sepolta sotto tre metri di terra nei dintorni di casa, un anno e mezzo dopo. Sono definitive, dal 15 luglio, le condanne all’ergastolo per i genitori della ragazza Shabbar Abbas e Nazia Shaheen che, sempre secondo la Cassazione, “accompagnò la figlia a morire”, per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq e i 22 anni inflitti allo zio, Danish Hasnain. La Suprema Corte afferma: “I diritti inviolabili, come la vita, non possono essere sacrificati a tradizioni culturali o religiose antistoriche, né l’adesione a stili di vita confessionali e di fede può giustificare maltrattamenti, prevaricazioni o violenze di alcun tipo”.
Il giornalista Luca Ponzi ha ricostruito la storia di Saman per Tg2 dossier, la rubrica curata da Francesco Vitale in onda domani alle 18 su RaiDue. Saman non c’è più, ma la puntata racconta che situazioni simili continuano a ripetersi.
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