REGGIO EMILIA – Rigori fatali e addio ai Mondiali, per la terza volta consecutiva. Gli errori dal dischetto di Pio Esposito e Cristante condannano gli azzurri in Bosnia e mandano nello sconforto tutti i tifosi italiani. Rigori fatali come a Italia 90, Usa 94, Francia 98, ma allora si giocava per vincere. Stavolta non si riesce nemmeno a partecipare e non lo si fa da 12 anni. Se una volta i nostri rivali erano Brasile, Argentina, Francia e Germania, ora ci inchiniamo a Svezia, Macedonia del Nord e Bosnia. Il calcio italiano è un malato che non si riesce a curare e che rischia di cadere sempre più in basso se non si cambierà radicalmente la cura. Ne è convinto Dario Morello, protagonista della promozione in Serie A della Reggiana di Marchioro nella stagione 1992-93 e oggi direttore tecnico della Morello Football School che commenta con grande amarezza e preoccupazione quello che sta accadendo.
“Ho tanti bambini che non purtroppo anche questa volta non riusciranno a vedere un mondiale (con l’Italia). C’è da riformare il calcio italiano, non ci sono calciatori italiani. Tornerei a mettere un tetto agli stranieri, anche 7-8, ma dobbiamo tornare a far giocare i nostri giovani. Abbiamo perso quello che avevamo più di tutti gli altri: la qualità dei giocatori, il dribbling, la fantasia. Invece abbiamo voluto imitare gli spagnoli: quello non è il nostro calcio, dobbiamo andare verso la porta”.
E ancora: “Tanti genitori sono la rovina della scuola calcio. Se poi parliamo del professionismo, la direzione non è bella”.
Problemi irrisolti e soluzioni che non saranno semplici da trovare. Anche il cambio del presidente federale Gravina, da molti invocato, sarà inutile – ci dice Morello – se tutte le componenti del calcio non faranno la loro parte. “Non sarà facile”.
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