REGGIO EMILIA – Il numero delle interruzioni volontarie di gravidanza continua a diminuire anno dopo anno, sia in Emilia-Romagna che a Reggio. Nel 2024 le Ivg in provincia sono state 637, rispetto alle 690 del 2023. Dal punto di vista territoriale, 315 sono state eseguite nel distretto di Reggio, 80 a Scandiano, 71 a Montecchio, 67 a Guastalla, 66 a Correggio e 38 a Castelnovo Monti. Nell’arco degli ultimi 20 anni i casi si sono più che dimezzati, sia tra le donne italiane che tra le straniere, rispetto ai 1.400-1.500 dei primi anni Duemila. L’anno scorso le interruzioni di gravidanza di donne italiane sono state 414 (454 nel 2023). Quelle di donne straniere invece sono state 223 (236 l’anno precedente), il numero più basso dal 2011.
I consultori familiari rivestono un ruolo centrale nella rete dei servizi. Nel 74 per cento dei casi, le donne che hanno scelto di interrompere la gravidanza si sono rivolte al consultorio. E’ una percentuale quasi doppia rispetto alla media nazionale. Il metodo farmacologico si conferma quello più utilizzato: in provincia di Reggio rappresenta quasi l’83 per cento del totale. Con 467 pazienti trattate, la pillola abortiva Ru486 è stata impiegata nel 76 per cento dei casi. Ai tempi della sua introduzione, circa 20 anni fa, alcuni sostenevano che il metodo farmacologico avrebbe fatto lievitare il numero degli aborti, ma non è stato così.
Al di là della nazionalità, qual è l’identikit delle donne che hanno abortito l’anno scorso? La grande maggioranza dei casi – il 65 per cento – si concentra nelle fasce d’età fra 25 e 39 anni. Il 73 per cento sono nubili, il 23 per cento sposate, le minorenni sono poche, appena il 2,5 per cento, soprattutto italiane. Quasi la metà ha il diploma di scuola media superiore, le laureate sono il 17 per cento.
E il fenomeno dell’obiezione di coscienza? Nell’Ausl di Reggio gli obiettori sono il 46 per cento tra i ginecologi, l’8 per cento tra gli anestesisti e il 14 per cento tra il personale sanitario non medico.











